

facebook.com/GrandDrifter
di Nicola Gervasini
Esordio davvero interessante quello di Andrea Calvo, in arte Grand Drifter, uscito sul finire del 2018. Adepto della tradizione indie-folk degli anni 2000 e già membro degli Yo Yo Mundi, Grand Drifter miscela tutti i tipici ingredienti di quel mondo, vale a dire strumentazioni acustiche, atmosfere malinconiche a autunnali, e una voce spesso sussurrata, ma con una leggerezza pop (che ormai sappiamo bene essere un complimento) che rende queste canzoni di piacevolissimo ascolto. Si inizia in puro stile Elliott Smith con The Ballons’ Boy, seguito dal brioso indie-pop di Circus Day, giustamente scelto come singolo (con un video animato da Ivano A. Antonazzo), e a seguire la più sperimentale Closer Doesn’t Mean Near e alcuni riusciti mid-tempo tipicamente roots-rock come Human Noise, Flesh and Bones e Listen To The Soul. Silent Brother mette in evidenza la fisarmonica di Francesco Ghiazza, mentre Untitle Waltz cerca un ritmo più sperimentale alla Marc Ribot, fino al finale leggero con la fischiettata di The Way She KNows e la title-track. Prodotto dal leader degli Yo Yo Mundi Paolo Enrico Archetti Maestri (che ha coinvolto ovviamente tutta la band), l’album vede una folta schiera di collaboratori, tra cui Roberto Ghiazza e Fabrizio Racchi dei Knot Toulouse, il duo Cri + Sara Fou (Cristian Soldi e Sara Bronzoni), Michele Sarda (Neverwhere, New Adventures in Lo- fi) e tanti altri. Disco decisamente riuscito, forse proprio perché non pretende di cercare l’originalità a tutti i costi, ma semplicemente un pugno di buone canzoni.
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