martedì 8 giugno 2010

DAVID FORD - Let The Hard Times Roll


Tra i tanti piccoli indipendenti che popolano queste pagine riteniamo l'inglese David Ford uno dei più meritevoli di attenzioni, e il suo Songs For The Road del 2007 uno di quei dischi che ricorderemo volentieri anche fra qualche decennio (e non è poco.) Ford è un artista di culto, vale a dire uno di quelli che fa innamorare chi lo incontra, ma che purtroppo invoglia poco a farlo, vuoi per quel nome banalissimo e poco accattivante che suona un po' come il nostro Mario Rossi, vuoi per quel tono dimesso da inglese da pub che mostra nelle foto e quello spirito umile evidente fin dal fatto che nel 2005 esordì con un disco intitolato "Mi scuso per il disturbo che ho causato". Provatelo invece, con il suo bel disco precedente, ma magari anche con questo atteso (speriamo da tanti) Let The Hard Times Roll, che del personaggio regala un'idea forse ancora più ampia e completa.

Ford non è un innovatore, le sue canzoni pescano dalla tradizione britannica e americana in egual misura, incrociando Tom Waits (Meet Me In The Middle sembra sputata fuori dal cuore del sabato notte, l'ironica Surfin Guantanamo Bay è un blues rumoroso alla Swordfishtrombones) e David Gray (e questo disco ne evidenzia ancor più la stretta parentela), ma con un gusto molto orientato verso la ballata crepuscolare di certa West Coast. Rispetto al suo predecessore, Let The Hard Times Roll sconta il fatto di non sorprendere più, anche se laddove in Songs For The Road Ford aveva offerto un disco unitario nelle sue tinte autunnali, qui invece pigia molto più sull'acceleratore, offrendo una serie di drunken-songs rauche e sbilenche e divagazioni di vario genere come il breve intermezzo spiritual (Missouri), scanzonate beach songs alla Jack Johnson (She's Not The One), cori da ragazzini al pub dopo la famosa pinta di troppo (Nothin' At All) o addirittura arrangiamenti di folk barocco alla Decemberists (Panic).

Forse la nota di rammarico che si può fare è che in verità David ha fallito l'obiettivo di evidenziare particolari passi in avanti, ma semmai ha confermato solo quanto già si sapeva, ma potrebbe bastare se riesce comunque offrire l'epica e disperata invocazione ad una redenzione mondiale di Hurricane, brano che offre una serie di citazioni di canzoni di protesta (tra le altre si riconoscono This Land Your Land, God Save The Queen, The Times They are a-Changing) per ribadire quanto non saranno mai abbastanza visto come vanno le cose nel mondo. Altrove invece Ford si accontenta di trovare la melodia giusta senza dare troppo spessore (Sylvia), ma sono peccati veniali, e sebbene stavolta non ci abbia consegnato il disco che cambia una stagione, Ford resta sul taccuino nella colonna di quelli da seguire con attenzione.
(Nicola Gervasini)

Rootshighway 16/4/2010



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