giovedì 18 ottobre 2012

MATT WALDON - Oktober


 Matt Waldon Oktober[Arkham  2012] 

www.mattwaldon.com


 File Under: singer-songwriter


di Nicola Gervasini (24/09/2012)

Seguiamo già da qualche tempo le gesta del giovane storyteller rodigino Matt Waldon, nome ormai non più nuovo della folta scena degli AmericanMusic-lovers italiani. Scoperto prima con i Miningtown, sorta di remake in salsa veneta dei Whiskeytown, e poi da solo con l'ep Amnesia, Matt Waldon (che altro non è che la versione "rootsata" del suo vero nome) prova il gran salto conOktober, album annunciato in rete con certosina costanza già da qualche mese (qualcuno gli dia una laurea ad honorem in Web and Social Network Marketing). Album breve ed essenziale nonostante i tanti ospiti, Oktober continua a prediligere le tinte oscure fin dalla copertina e l'immagine sempre un po' accigliata del padrone di casa.

Dopo l'interlocutorio strumentale Like A Secret ,si parte forte con Dirty Roads, incisiva car-song impreziosita dal controcanto di Reto Burrell che fa da apripista al giro di piano di I Know, bella ballad impreziosita dall'ugola dolce della parigina Paloma Gil. Lo spettro di Ryan Adams, padre spirituale di Matt fin dagli esordi, affiora prepotente in Born To Be Alone, e non solo perché tra le frequenze si aggira la voce di quella Caitlin Cary che può ben dire "Io c'ero" in quel 1997 quando i Whiskeytown incisero il loro capolavoro Strangers Almanac. Forse conscio di non avere grandi mezzi vocali per alzare troppo toni e volumi, Matt si spinge al massimo fino al bel mid-tempo rock della title-track (qui l'ospite, oltre alla Cary che rispolvera il suo mitico violino, è l'amico Cesare Carugi, uno che come lui nel 1997 Strangers Almanac se lo divorava quotidianamente), oppure cerca di alzare il ritmo con la latineggiante Promises (siamo dalle parti di The Sadness del Ryan Adams di 29). C'è giusto il tempo di tirare il fiato con il coinvolgente bozzetto acustico di Nasty Mind prima di arrivare a Sad Song, brano che vanta la presenza della chitarra di Kevin Salem, e qui il "vanta" è valido proprio solo per chi, come noi e lui, tanti anni fa ha amato i pochi dischi di questo sfortunato chitarrista con l'orgoglio di chi sa che il mondo si sta perdendo qualcosa di grande.

Il brano rockeggia quanto basta senza scadere troppo nel mainstream e prepara il campo al finale di Can You Feel The Silence e della tenue Will, brano scelto come singolo per commentare un malinconico video girato da Federico Temporin. Probabilmente neppure negli States si fanno più dischi così (a parte qualche reduce che non manchiamo mai di scovare), follemente innamorati di una way of music appartenente perlomeno a due decenni fa, ma che proprio l'Italia faccia da capofila di una rinascita (o se preferite una semplice conservazione) della filosofia del root-songwriter è in fondo motivo di orgoglio.




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