venerdì 22 marzo 2013

ADAM GREEN & BINKI SHAPIRO


ADAM GREEN & BINKI SHAPIRO
ADAM GREEN & BINKI SHAPIRO
Rounder/Concord Records
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Personaggio baciato da insperata fortuna nel corso degli anni 2000, Adam Green può tranquillamente essere considerato un veterano della scena indie internazionale. Sia da solo (Jacket Full OF Danger del 2006 resta uno dei titoli base degli anni 2000), sia con la band dei Moldy Peaches (responsabili di Anyone Else But You, famoso brano guida del film Juno), Green ha avuto l’indubbia capacità di captare l’”hype”del momento trasformando in oro alcune tematiche pop-rock antiche e decisamente demodè. Il gioco ha avuto anche un che di personale fino ad un certo punto, ma già Sixes & Sevens del 2008 cominciava ad indugiare troppo in meri esercizi di stile senza troppa sostanza. Il suo maggiore divertimento è quello di ricreare perfettamente suoni e atmosfere di stili anni 60-70 presi dal mondo soul e pop, quasi una sfida da vero musicista (lo aiuta il produttore Noah Georgeson, solitamente al seguito di Joanna Newsom e Devendra Banhart) che ricorda gli esperimenti del Todd Rundgreen di Faithful (era il 1976), album dove l’artista si divertiva a riprodurre fedelmente classici rock con la semplice abilità di uomo da studio. Per il suo nuovo album il modello è quello delle coppie pop degli anni sessanta, soprattutto Lee Hazlewood e Nancy Sinatra, e per la parte di quest’ultima il nostro si è avvalso della decisamente affascinante Binki Shapiro, ex voce dei Little Joy (un side-project degli Strokes) Probabilmente se queste dieci canzoni fossero davvero cover prese dal songbook di Hazlewood o magari della coppia Dolly Parton-Porter Wagoner (altro modello evidente nonostante il sound sia lontano dal country dei due) si potrebbe apprezzare il rigore filologico della sua arte, ma essendo in verità brani autografi che semplicemente vogliono solo “sembrare delle vere cover” lascio a voi decidere se l’operazione abbia senso o no. Certo è che stavolta il risultato è stato centrato anche meglio che nei suoi ultimi dischi, perché poi è innegabile che Green ci sappia davvero fare sia nel calarsi nel sound da pastiche folk-pop-soul degli anni sessanta, sia a cantare con quella voce impostata che oggi non si usa più e suona volutamente ne irrimediabilmente vintage. Fortunato anche a trovare in Binki Shapiro l’unica possibile reincarnazione vivente di Nancy Sinatra, per voce profonda e gelido sex appeal, vero valore aggiunto in brani comunque di valore come Don’t Ask For More, Casanova o Here I Am. Album brevissimo (27 minuti) più per rigore storico che per necessità, Adam Green and Binki Shapiro potrebbe tranquillamente essere la colonna sonora di un prossimo film di Quentin Tarantino, ma probabilmente anche il grande regista potrebbe preferire gli originali
Nicola Gervasini

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