sabato 6 dicembre 2008

ANTHONY GREEN - Avalon


nov 2008
Rootshighway

VOTO: 5



Già premiato da buone vendite negli USA, Avalon è il disco d'esordio di Anthony Green, un ventiseienne della Pennsylvania che in pochi anni è passato dal punk-pop sintetico degli Zolof & The Rock And Roll Destroyer (e il nome la dice già lunga…) all'hardcore dei Saosin (in cui militava anche un ex Slayer), dal neo-punk dei Circa Survive (paladini dell' emo) al noise dei The Sound Of Animals Fighting (mai nome fu più onomatopeico…). Insomma altri mondi e altra musica, ma per il suo esordio solista anche Green è caduto nella trappola del "duro che si fa dolce e sognante" mostrando il suo grande cuore. Avalon infatti sceglie la via del folk-pop cristallino, e l'iniziale She Loves Me So prova infatti a mettere in chiaro che qui non si urla, si sussurra. Ci pensa la seconda traccia a contraddire tutto, visto che Dear Child (I've Been Trying To Reach You) strilla al mondo un ruvido pop-core, un caso isolato che stride con il resto del disco. Drugdealer infatti ributta tutto in un impasto di voci e arpeggi e dà il via ad un viaggio che darà qualche soddisfazione (già la successiva Stonehearted Man è strutturalmente ben costruita) e troppi sbadigli. Un sonno inevitabile, quando tra qualche piacevole pop-song con un piede nel mainstream e l'altro nel paradiso indie-rock (Babygirl su tutte), si piazzano tediosi e ipnotici strumentali senza gran senso come Springtime Out The Van Window o folk-ballad faticose come Califone. Ancor più naturale quando, chiuso l'album vero e proprio dopo undici tracce che non hanno fatto male a nessuno, si aggiunge tutta la carne rimasta in dispensa, vale a dire l' Ep High & Driving, più altri inutili inediti. Così si chiude lo show dopo 20 tracce per 65 minuti di musica, davvero troppi per un dischetto che poteva anche essere risolto in poche veloci pop-song senza troppi clamori.(Nicola Gervasini)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Anthony green ha unito nel disco tutta l'esperienza musicale che ha avuto negli anni passati, per questo il risultato è poco omogeneo, discontinuo. Un disco da ascoltare tutto come sottofondo.Una piccola nota:dear child è il rifacimento un pò folk della quasi identica canzone i have been tryin to reach you). I circa survive non son oaffatto i paladini del genere emo, sono tutt'altra cosa. Il cantnate in questione come anche detto nella recensione non è il prim oarrivato,ha una lunga esperienza, consiglio di comprare il cd o di scaricarlo gratuitamente, non lo so, ma bisogna dare almenoun 'occhiata a questo album.

Nicola Gervasini ha detto...

...sulla questione dell'emo dei Circa Survive ammetto che anche a me non piacciono le etichette e che chi conosce approfonditamente il gruppo in questione magari ha (giustamente) da ridire, ma purtroppo a volte sono anche l'unico modo per descrivere gruppi che pochi conoscono e hanno voglia di conoscere....per il resto ogni opinione contraria è sempre legittima

Anonimo ha detto...

concordo:) grande cmq.credo tu sia il primo a recensire questo album in italiano

DON BRYANT

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