lunedì 15 dicembre 2008

NICK PAGLIARI - Please And Thank You


08/12/2008
Rootshighway
VOTO: 6
Condannato ad essere un outsider fin dall'improbabile nome (ma su queste pagine ci siamo abituati), Nick Pagliari è l'ultimo adepto di quel folk-pop elettro-acustico che ha in Elvis Costello il padre spirituale, e tanti nomi a seguito (Freedy Johnston, Michael Fracasso e molti altri anche in questi ultimi anni). Seguace del semplice e del "low-profile", Pagliari confeziona con Please And Thank You un piccolo (31 minuti per la precisione) concentrato di rock urbano in versione easy-listening, nove minute gocce di cantautorato che non si privano mai del tocco morbido di una sezione fiati molto discreta e mai sopra le righe, o di arpeggi sempre volti a smussare qualsiasi spigolatura. Non cercate polvere ed energia gratuita da queste parti, qui si offre il melodico persino quando si raccontano i sogni di rock and roll giovanili in Play That Rock And Roll, o ci si barcamena in una superficiale leggerezza persino quando si toccano i toni depressi di Don't Wanna Die Lonely. Non cercate nemmeno grossi slanci di personalità, laddove ci si addormenta un po' troppo su giri pianistici risaputi (Do What You Love) o ci si va a piazzare tra un Tom Petty ammaestrato da Jeff Lynne (Highway Stays The Same) e un Ryan Adams intento a far ordine negli archivi (Magazines). Please And Thank You, che per la cronaca è il secondo album di questo giovane di Nashville (dopo The Sail, il poco notato esordio dell'anno scorso), è un piccolo menu fast-food con piatti che, presi singolarmente, riescono anche ad essere pienamente centrati nel loro unire sapientemente roots-music, pub-rock e soul music (l'attacco di Leave It Alone sembra preso da un brano delle Supremes), ma che nell'insieme non riescono a risaltare e ad uscire da un certo anonimato. E sì che gli ancora inesperti produttori Scott Hardin e Jamie Dick ce la mettono tutta a rendere la ricetta più saporita, infarcendo gli arrangiamenti con fiati (Carl's Revenge) e archi (Romantic Picture Shows abusa di entrambi), e coinvolgendo nel progetto uno stuolo di amici e session-man considerevole. Ma alla fine si continua a far ripartire il cd cercando di capire perché pur non dispiacendo affatto quel che si sente, alla fine non ci si ricorda mai il perché. Pagliari commentando il disco ha detto che "se qualcuno ritrova in queste canzoni qualcosa della propria vita, allora ho fatto bene il mio lavoro". Magari bastasse così poco: la vita comune oggi è talmente risaputa e uguale a quella di tutti gli altri che, se ci si accontenta solo di raccontarla, si rimarrà sempre una voce nella massa. Visto invece che la sua penna dimostra un talento innegabile (un bel brano come The Union Infantry non nasce per caso), provi pure a raccontarci i suoi sogni la prossima volta: se faranno sognare anche noi, o se anche solo assomiglieranno ai nostri, allora sì che avrà fatto un gran bel lavoro.(Nicola Gervasini)

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