sabato 7 novembre 2009

MASTERS OF REALITY - Pine/Cross Dover


Rootshighway
23/10/2009
Tra i fiori all'occhiello della carriera da produttore di Rick Rubin va sicuramente annoverato il bellissimo esordio dei Masters Of Reality dell'ormai lontano 1988, ancora oggi consigliabile patchwork tra la musica dei Cream (o ancor più i Mountain), Lynyrd Skynyrd e Black Sabbath (dal cui terzo disco prendono il nome) trasportati in pieni anni 80. In tutti questi anni il combo è rimasto attivo come emanazione del solo cantante e chitarrista Chris Goss, nel frattempo divenuto famoso come produttore e sparring partner di Mark Lanegan per molte delle sue avventure discografiche (ha co-prodotto il suo Bubblegum e i dischi dei Queens Of The Stone Age), ma la freschezza e la varietà di stili e idee di quell'esordio non è mai stata ripetuta, se non in parte nel successivo Sunrise on The Sufferbus (1992), disco dove la somiglianza della voce di Goss con quella di Jack Bruce dei Cream veniva glorificata dalla presenza del loro batterista Ginger Baker come membro fisso. Ne è prova anche questo Pine/Cross Dover, album con due titoli e due copertine diverse, ma con un'unica anima da roccioso e monolitico hard rock d'altri tempi, concepito con il batterista John Leamy, unico superstite dei tanti cambi di line-up (e curiosamente presente nel primo disco solo in veste di disegnatore della copertina). Dieci brani caratterizzati da pesanti e ipnotici riff tra Jimmy Page (Dreamtime Stomp sarebbe stata bene su Physical Graffitti) e Tony Iommi (VP In It o Testify To Love), oppure figli di un grunge perduto (Absinthe Jim And Me). La musica di Goss continua a suonare vintage anche quando prova palesemente ad attualizzarla (Worm In The Silk), magari strizzando l'occhio ai White Stripes (The Whore Of New Orleans) o all'hard-blues moderno dei Black Keys (Rosies's Presence). Il disco nel complesso soddisfa la voglia di chitarre old-style, magari senza prendere troppo sul serio i divertenti testi visionari infarciti di figure mitologiche o di "Robert Johnson che vengono da altri universi", ma fa mancare quella fantasia che aveva caratterizzato i loro esordi. E i dodici minuti finali di libera improvvisazione di Alfalfa riescono solo a far venire voglia di riesumare qualche oscura psycho-band con tendenze hard rock di fine anni sessanta, anni in cui questi viaggi spaziali e lisergici erano all'ordine del giorno, e con ben altra portata innovativa. Reazionari al passo coi tempi nel 1988 tanto da diventare rivoluzionari, nostalgici fuori tempo massimo nel 2009: con Pine/Cross Dover i Masters Of Reality confermano il definitivo invecchiamento di una generazione di (ri)scopritori di quel muro del chitarre che aprì la strada all'esplosione del grunge di Seattle. (Nicola Gervasini)

1 commento:

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

DON BRYANT

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