domenica 16 maggio 2010

JUSTIN CURRIE - The Great War


Nonostante fossero stati baciati da ben altra fortuna commerciale (nel 1995 ebbero anche un singolo in top 10 americana), gli scozzesi Del Amitri non sono mai riusciti a diventare un vero e proprio oggetto di culto morboso come altre “Del-band” degli anni 80 (Del Lords, e ancor più i Del Fuegos). La somiglianza del nome era in verità casuale, ma i tre combo erano accumunati dal loro particolare modo di leggere il rock da strada visto da tre angolature geografiche diverse (i Fuegos erano di Boston, i Lords newyorkesi). L’innegabile appeal pop del songwriting del leader Justin Currie assicurò ai Del Amitri una dignitosa esistenza da co-protagonisti negli anni 90, ma il sovraffollamento degli anni 2000 è stato fatale anche a loro e il gruppo ha pubblicato nel 2002 l’ultimo album, sciogliendosi ufficialmente nel 2007. Essendo anche un’accolita di onesti comprimari senza troppa personalità, logico che sia Currie l’unico con le spalle abbastanza larghe per continuare da solo, e The Great War è il suo secondo album dopo l’esordio What Is Love For del 2007 (sempre pubblicato dalla Rykodisc). Justin è dotato di una voce calda e pulita, con una forte propensione per le melodie dolci sostenute da arpeggi da jinle-jangle rock di byrdsiana memoria (ascoltate At Home Inside Of Me giusto per capire), ma spesso e volentieri anche ballatone romantiche tutte piano e archi (You’ll Always Walk Alone, Baby You Survived o The Way That It Falls) che sarebbero ottime per commentare il finale di un film sentimentale. Currie d’altronde non è mai stato uomo da atteggiamenti da artista maledetto o alternativo, e queste 11 canzoni sono infatti quadrate e rigorose nel loro essere figlie di un rock minore degli anni 90. In un certo senso in questo disco, ben prodotto da Mark Freegard, il suo stile ricorda sempre più quello del miglior Freedy Johnston, uno che con il pop-rock di Can’t Let Go Of Her Now o del singolo A Man With Nothing To Do ci sarebbe andato a nozze, ma Currie prova anche a giocare la carta del folk-rock più impegnato nei lunghissimi otto minuti di The Fight To Be Human, brano da Greenwich Village primi anni 60 impreziosito da un racconto teso e slide-guitars minacciose, o nel melodrammatico incedere di Everyone I Love, mentre con il riff d’altri tempi di Ready To Be si ritrova il sound dei Del Amitri che furono. The Great War è un disco piacevole e soprattutto di immediata fruibilità, uno di quelli che anche al primo ascolto regala subito le emozioni che sa dare. Che poi possa anche diventare memorabile abbiamo qualche dubbio, ma per questo attendiamo che sia il tempo a sputar sentenza.

Nicola Gervasini

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