lunedì 8 novembre 2010

JOSHUA RADIN - The Rock And The Tide


Secondo un calcolo, non so quanto ancora aggiornato, le canzoni di Joshua Radin sono state utilizzate negli ultimi 5 anni per commentare le immagini di ben 75 pellicole, tra film e note serie televisive, non male per un ragazzo con soli tre album all’attivo. La statistica è in grado di dirci già quanto la musica di Radin sia buona per diversi palati, ma ovviamente non ci parla di quanto poi questa musica sia davvero buona. Il suo secondo disco (Simple Times del 2008) era piaciuto parecchio anche alla stampa specializzata, spingendo il suo nome in coda ai nuovi paladini del folk-pop come Joshua James o Brett Dennen, sicuramente i due nomi a lui più accomunabili qualora qualcuno si volesse prendere la briga di dare un nome ad un nuovo genere. The Rock And The Tide ribadisce ancora una volta la voglia di Radin di risultare incatalogabile, un uomo con il DNA nel folk e nel roots-rock, che però ama mettere un piede anche nell’indie-folk (la title-track potrebbe anche arrivare da un disco degli Iron & Wine ) oppure addirittura azzardare una dance-song tutta elettronica come Here We Go, più o meno quello che potrebbe succedere dall’incontro tra Ray Lamontagne e i Pet Shop Boys. Il tentativo di allargare il proprio raggio di azione è evidente, magari non così spudorato come l’ultimo Brett Dennen, ma è ovvio che una pop-song come We Are Only Getting Better abusa di ritmo calzante e di una catchy-melody in maniera quantomeno sospetta. In ogni caso il risultato finale appare anche ben riuscito, il disco parte benissimo con l’accoppiata Road to Ride On e Streetlight, che sono forse le prove di scrittura migliori del lotto, visto che poi i repentini cambi di stile fanno perdere di vista un po’ l’importanza delle canzoni (la lenta e strascicata You Got What I Need si risolve in una bella atmosfera gospel fatta di mugugni e organi hammond , ma il brano non è certo memorabile). In ogni caso ce n’è per tutti i gusti, con lotte tra chitarre vintage e melodie mielose alla Chris Isaak (Nowhere To Go), sofferte ballate notturne per chitarra e piano (Think I’ll Go Inside) e frizzanti power-pop (You’re Not As Young). Il finale è in tono minore, con una One Leap che cerca Josh Ritter senza eguagliarlo, e Brand New Day che chiude le danze con qualche leggerezza di troppo, ma sono peccati veniali, perché The Rock And The Tide conferma Radin come un nome da seguire, proprio perché se non è questo il disco da acclamare, il suo eclettismo, misto all’ indubbio talento, potrebbero prima o poi regalarci il botto.

Nicola Gervasini

4 commenti:

Il Romito ha detto...

é un disco che a me è piaciuto e ne sto aspettando il CD ordinato online.
Non so se forse ti è sfuggito ma la conclusiva "brand new day" è ripresa dall' album precedente.

Vorrei chiederti un parere su un disco (se ce l' hai naturalmente) del 2007 e trovato per caso mentre cercavo notizie sul cofanetto "the promise" del boss.

Lui è Jim Armstrong - Mudtown
Liquidato con 2 stelle e 1/2 su una vecchia recensione di rootshighway.
A me è piaciuto e l' ho comprato

P.S. é una scelta personale o redazionale far uscire sul blog la recensione dopo quella in edicola sul busca?

Ciao, Marco

Nicola Gervasini ha detto...

non conosco il disco di Jim Armstrong, proverò a cercarlo...2 stelle e mezzo allora equivalevano ad un 6 circa oggi

qui posto le cose che scrivo per RH, Busca e ora anche FilmTV dove ho inziato a collabroare stabilmente...ovviamente per le riviste a pagamento posto solo dopo la pubblicazione

Radin: il precedente però era decisamente meglio però, qui alterna cose ottime a cosette in my opinion

Il Romito ha detto...

Sono d' accordo con te per Radin, questo è inferiore ma comunque godibile, non come dice rootshighway sul forum che è brutto ;-). quella che senz' altro mi piace meno è la danzereccia elettronica "Here we go".

Mi sono registrato da un mesetto su film.tv anche se sono un abitudinario da anni di filmup. Recensisci i film?

Per jim Armstrong bè devo dirti che l' ho comprato su itunes store affidandomi ai preascolti di 30 secondi e non mi sono poi pentito dell' acquisto.
A me piace, poco cambia se il recensore assegna un voto basso ad un disco. Però, mi incuriosisce il metodo di giudizio e le motivazioni.
chiude la recensione così "Un'occasione sprecata insomma: avere buone canzoni in tasca a volte non è sufficiente, bisogna tradurle in qualcosa di più concreto."

Ciao e grazie dell' attenzione

Nicola Gervasini ha detto...

no, Film Tv mi occupo della pagina di musica della rivista, qualche articolo su dischi o anche video...il cinema lo lascio a mio fratello, che lavora nella rivista da tempo

non ho sentito Armostrong, dal commento m'immagino qualcosa di troppo casalingo o che andava studiato un po' di più, in genere cerchiamo di non essere sempre troppo accondiscendenti con le "home-productions" perchè ce ne sono troppe, e sebbene oggi è bello che chiunque possa fare un cd di buon livello (un tempo non si poteva), si finisce però a non riconoscere più i prodotti di serie A da quelli di serie B...e immagino sia quello che volesse dire Albini

DON BRYANT

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