ARCHIE ROACH

Archie Roach 
Into The Bloodstream 
(Liberation Music 2012)
 
aussie soul 
Non ci eravamo dimenticati di Archie Roach, cantautore australiano di origine aborigena che negli anni novanta confezionò perlomeno tre album molto interessanti. E' solo che dopo Looking for the Butter Boy del 1996 (prodotto da Malcolm Burn), Roach era tornato ad operare nello stretto ambito del suo continente, pubblicando poco (3 album in quindici anni) e senza più clamori. Into The Bloodstream, uscito in patria già alla fine dello scorso anno, sembra giocarsi qualche carta in più e mostrare segni di rivalsa. Non si tratta di un ritorno, quanto piuttosto di una rinascita di un uomo che nel frattempo si è anche fatto un infarto e un cancro al fegato. Album lungo ma con il gran pregio della varietà di stili, presenta sì le classiche lente e ipnotiche ballate per cui lo si era tanto apprezzato (la title track, Mulyawongk,Hush Now Babies), ma anche una serie di divertenti e baldanzosi brani decisamente virati a gospel (Song To SingLittle By LittleWash My Soul in the River's Flow) se non proprio verso la soul music (Heal The PeopleTop of the Hill , I'm On Your Side). Le buone notizie arrivano dal duetto in reggae con Paul Kelly (suo scopritore e produttore dell'esordio Carchoal Lane del 1990) di We Won't Cry e dalla cavalcata blues diBig Black Train, che evidenzia la sua voce decisamente arrocchita. Il punto debole risiede invece in un certo manierismo nelle soluzioni, che rende il disco appetibile solo da cultori del classic-rock non bisognosi di colpi di genio. Per chi cerca solo storie dall'anima invece c'è di che godere.
(Nicola Gervasini)

www.archieroach.com.au

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