lunedì 6 maggio 2013

FRIGHTENED RABBIT


FRIGHTENED RABBIT
PEDESTRIAN VERSE
Atlantic
***
Scozzesi e attivi fin dal 2003, i Frightened Rabbit sono una delle realtà più interessanti del nuovo mondo indie-folk britannico. Dopo due album rimasti nel sottobosco delle nuove band del genere (Sing the Greys del 2006 e The Midnight Organ Fight del 2008), nel 2010 il loro The Winter of Mixed Drinks ha collezionato buone critiche e soprattutto vendite al di sopra della media del settore, con posizioni certificate nelle billboards inglesi e americane. Pedestrian Verse arriva per fare il colpo finale, forte di un’etichetta tutt’altro che “indie” come l’Atlantic e una produzione di primo livello che coinvolge anche un veterano delle sale di registrazione come Tchad Blake. Con ben in mente il colpo di fortuna capitato ai Lumineers, oggi negli Ipod di tutto il mondo giovanile grazie ad un azzeccato tormentone folk, l’album si presta ad una fruizione facile e senza troppi pensieri.  In Inghilterra il disco, uscito ai primi di febbraio, è già in cima alle charts, mentre quello degli Stati Uniti resta un mercato più lento ad accogliere le novità, ma è evidente che il disco risponde alle richieste del mercato, sebbene i l primo singolo State Hospital (che aveva anticipato il disco già a fine 2012) non sembra avere la stessa potenza melodica di una Ho Hey. Meglio il nuovo estratto The Woodpile, sostenuto anche da uno scioccante video con scene di violenza in un supermercato, e che alle nostre orecchie allenate da ascolti storici ricorda non poco le atmosfere dei loro connazionali Big Country che furono negli anni ottanta. Album lungo (i brani arrivano a 15 nella deluxe edition, si va oltre i cinquanta minuti), ma che pesca a piene mani nella tradizione della propria terra con la giusta e dovuta devozione, con reminiscenze che toccano anche classici come Dexy’s Midnight Runner e Waterboys, ma che si inquadrano comunque nello stile volutamente low-profile delle band indipendenti odierne.  Dove magari ancora mancano è nella scrittura, forse sempre un po’ ancorata a schemi non loro, anche se episodi come December’s Traditions e Late March, Death March già volano su buoni livelli. Disco leggero e immediato ma non per questo da ignorare, Pedestrian Verse è al pari dei Lumineers un disco che mette d’accordo vecchie e nuove generazioni, e già non è poco.
Nicola Gervasini

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