lunedì 20 aprile 2015

T-BONE BURNETT & HANDSOME FAMILY

Un paesaggio industriale avvolto nella nebbia proiettato all’interno di figure dall’aria sinistra, e, a commento, un valzer country pigro e indolente, lugubre, quasi gotico. Inizia così il serial True Detective, quanto basta perché sigla e canzone siano già un nuovo piccolo culto tra gli appassionati. Il segreto è tutto proprio nella scelta del brano, una Far From Any Road pescata nel misconosciuto repertorio degli Handsome Family, duo alternative-country ancora oggi attivo, e titolare di una discografia altamente consigliata perlomeno per quel che riguarda il periodo d’oro 1996-2003 (il brano di True Detective proviene dall’album Singing Bones del 2003). E’ la dimostrazione che ci vuole talento e fiuto non solo per creare musica per immagini, ma anche per scegliere e selezionare quella più adatta. E T-Bone Burnett, responsabile della soundtrack di tutta la serie di Nic Pizzolatto, da anni eccelle in entrambe le arti. Lui è uno degli ultimi produttori di vecchia concezione rimasti nel firmamento del rock americano, ormai frantumato dall’avvento della produzione casalinga e indipendente. E’ uno di quelli che quando produce un album impone un proprio suono e una propria filosofia, con i pro (produzioni pressoché perfette e sempre  emotivamente penetranti) e contro (il rischio è che tanti artisti tra loro diversi finiscano a fare lo stesso disco) che la cosa comporta, ma quando lavora per il cinema Burnett sa sempre dare la giusta priorità alle immagini. D’altronde già nel 1976 il suo esordio da musicista professionista fu immortalato da un Bob Dylan improvvisato a regista per Renaldo e Clara, film in cui T-Bone, giovane e sconosciuto chitarrista ritmico della Rolling Thunder Revue, si muoveva già con la sicurezza del professionista. Ma il suo rapporto con il cinema inizia solo nel 1993, quando Wim Wenders utilizza un suo brano per il suo Fino Alla Fine del Mondo, ed è la scoperta di quanto il suo suono bene si sposi con la celluloide. Negli anni novanta produce così le colonne sonore di Io Ballo da Sola di Bertolucci, L’Uomo che sussurrava ai cavalli di Robert Redford, Il sapore del Sangue di Dave Dobkin, e supervisiona la scelta di brani per Il Grande Lebowski dei fratelli Coen. Ed è grazie a loro che nel 2000 che arriva il gran colpo, con lo score di  O Brother, Where Art Thou?, colonna sonora vendutissima e premiatissima, che ha avuto anche il merito di lanciare una corrente di bluegrass-revival che ha ravvivato non poco il mondo musicale americano di quegli anni. Da allora piovono successi: dal documentario sul mondo bluegrass Down From The Mountain, nato proprio sulla scia del lavoro per il film dei Coen, alle soundtrack per Ritorno a Cold Mountain di Anthony Minghella, Ladykillers ancora dei Coen, e il biopic su Johnny Cash I Walk The Line (Quando l’amore brucia l’anima in Italia). Nel 2010 arriva poi la definitiva consacrazione del matrimonio tra cinema e musica roots con la colonna sonora di Crazy Heart di Scott Cooper, grazie all’oscar vinto dal brano The Weary Kind, interpretato da Ryan Bingham. Hollywood prova allora a fargli salire un gradino nello star-system e arrivano lo score pensato per il blockbuster Hunger Games e, appunto, la consacrazione nel mondo dei serial con la colonna sonora per True Detective. Che è un felice campionario del meglio della musica roots (e non solo), assemblato con abile mix di classici e pezzi minori tutti da scoprire. Lui assicura che quella cinematografica non sia la sua occupazione principale, ma l’impressione è che True Detective sposterà non poco il focus della sua carriera, visto che già ha molto rallentato l’attività di produttore (The Diving Board di Elton John è l’ultimo album che porta la sua firma), e al massimo si è concentrato su progetti personali come il recentissimo Lost On The River: The New Basement Tapes, album in cui ha musicato una serie di testi inediti di Bob Dylan. Resta dunque solo da capire per quale altra serie in futuro ci farà ancora da perfetto deejay.


Nicola Gervasini

HANDSOME FAMILY

Diventati artisti più per gioco d’amore che per vocazione, i coniugi Brett e Rennie Sparks furono ironicamente battezzati The Handsome Family  dal loro batterista per il loro look decisamente anti-estetico. I due venivano da Chicago e si fecero notare dalla critica nel 1996 con il secondo album Milk And Scissors, forti di una formula musicale tra le più interessanti di quegli anni, definita dai critici gothic-country. Strutture tradizionali prettamente a base di chitarre acustiche e banjo si sposavano infatti a lugubri melodie che guardavano a Nick Cave e ai nuovi eroi del mondo indie (Bill Callahan su tutti). Il risultato era unico ai tempi, oggi pare invece imitatissimo, tanto che un loro brano di più di dieci anni fa finisce pure per sembrare moderno come sigla di un serial televisivo.


Nicola Gervasini

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