JOE JACKSON


 Joe Jackson 
Fast Forward
[
earMUSIC 2015]
www.joejackson.com
 File Under: rewind pop

di Nicola Gervasini (24/11/2015)
Nel 1981 la stampa musicale britannica era già in cerca di notizie di prima pagina, e quella di amplificare una frase sfuggita aJoe Jackson in una intervista di presentazione dell'album tutto-jazz Jumpin Jive, sembrò a tutti una buona idea. Per molti Joe Jackson è ancora quello del motto "Il rock è morto", dell'abbandono del pungente pub-rock dei suoi esordi a favore del sofisticato jazz-pop con cui ha creato negli anni ottanta tanti grandi dischi. La frase era tornata in auge negli articoli su di lui degli anni novanta, quando il nostro ha poi tentato (senza successo) di passare ad una sorta di pop sinfonico, quasi a voler dire che non solo il rock era morto, ma anche il jazz e il pop non stavano poi così bene.

Ma siccome si nasce incendiari, ma si muore pompieri, il Jackson maturo e ormai fuori dallo star-system degli anni 2000 è un musicista che è venuto a patti con tutte le sue anime, producendo dischi di pop anni ottanta (Night and Day II del 2000), un ritorno al pub-rock (Volume 4 del 2003), un altro tributo al jazz (The Duke del 2012) ne infine Rain del 2008, il suo disco migliore di questa fase, in quanto semplicemente un disco di buone canzoni alla Joe Jackson. Fast Forwardriparte da lì, da questo suo nuovo stile seccamente pop, diretto all'essenziale, che fa tesoro di tutto il suo più tipico armamentario senza esibire proclami concettuali da guru musicale. Potrebbe essere il suo Big World degli anni duemila questo progetto, nato come viaggio in quattro tappe con differenti sessioni di registrazioni effettuate a New York (dove troviamo la chitarra di Bill Frisell in session), Berlino (qui con Greg Cohen e la chitarra di Dirk Berger), Amsterdam (con una intera orchestra) e l'interessante collaborazione a New Orleans con la funky-band dei Galactic.

Più di un ora di musica, e due cover che riassumono tutte le sue origini, una See No Evil dei Television che lo riconcilia nuovamente con il rock dei suoi esordi, e una Good Bye Jonny che viene dal mondo del cabaret berlinese. Per il resto ci si perde un po' in un mare di materiale che va dall'ottimo (la title-track, ma soprattutto la notevole Junkie Diva o il grazioso singolo A Little Smile), alla normale amministrazione di un artista conscio di rivestire ormai un ruolo marginale, ma in fondo ancora fiero della sua musica. Forse Rain aveva qualche freccia in più al suo arco, e la lunghezza del progetto rende un po' dispersivo il risultato, ma Fast Forward ci conferma comunque che Joe Jackson ha smesso di cercare la formula più intelligente per fare musica, e oggi è forse più capace di un tempo di lasciarsi andare alle emozioni e al puro piacere di suonare del grande brit-pop. Il che non gli garantisce più sensazionali titoli sui giornali, ma un semplice seguito di fans fedeli e appassionati di buona musica che per dischi del genere continueranno a portagli un gran rispetto.


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