lunedì 21 febbraio 2011

THE MOLENES - Good Times Comin


Piano piano, ma forse ce la fanno anche i Molenes a diventare grandi. Band della East Coast con all’attivo già alcune produzioni minori (da notare l’album Songs of Sin and Redemption, cd del 2008 prodotto dall’ex Say Zu Zu Jon Nolan), il quartetto capitanato dal chitarrista Dave Hunter (voce, autore di tutti i brani e pure produttore dell’opera) sta cominciando con questo Good Times Comin’ a macinare roots-music con una certa personalità. Nulla di nuovo per carità, questi 11 brani sciorinano déjà vù chitarristici country a non finire (Hot Damn potrebbe essere una outtake di un qualsiasi disco di Dwight Yoakam) e temi già noti, ma ad un ascolto attento comincia ad affiorare in alcuni episodi un know-how di un certo rock della provincia che ha antichi sapori. Potrebbe essere solo un caso se a mixare i brani sia un certo Paul Kolderie, un uomo che negli anni 90 ha dato supporto tecnico agli Uncle Tupelo (ma anche ai Buffalo Tom, Dinosaur Jr., Pixies, Throwing Muses, Morphine), quindi un simbolo di un irripetibile decennio dove musica alternativa e tradizionale si sono felicemente incontrate. Hunter è conscio di non poter dire nulla di più di questi maestri, ma ugualmente ne segue fedelmente le tracce, anche se giustamente la mette sull’energia da bevuta al bar (Rockin’ Monophonic, Penny In The Sun) per non dover sfigurare troppo. In ogni caso a lungo andare ci si rende conto che gli oscuri presagi sonori di Good Luck Charm o il lungo racconto di Four Feet Under sono men che meno che dei divertissement da pub fuori città. La certezza arriva quando la ballatona stile “invita la pupa in pista e stringila forte” (Miracle Cure) la mette anche sul tragico, ma è solo un attimo prima di chiudere saltellando con Ten Pound Hammer o omaggiando i riff alla Lynyrd Skynyrd in Straight Ahead. Il riferimento più diretto sono comunque i Bottle Rockets, con brani come la stessa Blood And Bone che apre le danze che davvero potrebbero essere uscite dalla fabbrica di Brian Henneman. La via per un lavoro da consigliare ai quattro venti è ancora ardua, ma se volete farvi una bevuta non del tutto spensierata, Good Times Comin’ è proprio il disco giusto.
Nicola Gervasini

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