RODNEY CROWELL


Rodney Crowell 
Tarpaper Sky 
[
New West 
2014]
www.rodneycrowell.com
 File Under: The Houston Kid is back in town

di Nicola Gervasini (02/05/2014)
Non arriviamo a dire che abbiamo temuto di averlo perso, perché il tempo di latitanza è stato poi relativamente breve, ma è vero che Rodney Crowell ci ha fatto un po' preoccupare in questi anni. Nel 2008 gli dedicammo anche una lunga e approfondita monografia in Folklore, e le ragioni c'erano tutte: dopo una vita passata ad essere l'enfant prodige della nuova Nashville, Crowell aveva raggiunto la piena maturità con tre dischi, usciti tra il 2001 e il 2005, che l'avevano visto toccare vette davvero ragguardevoli in termini di cantautorato country. Poi nel 2008 la grande occasione dell'incontro con Joe Henry, un matrimonio sfociato in un album (Sex And Gasoline) che confermava la sua nuova statura, ma sembrava non riuscire ad esprimerne appieno le potenzialità.

Da allora Crowell ha tergiversato: quattro anni di silenzio per poi produrre solo un poco memorabile tributo alla poetessa Mary Karr (Kin), con un dispiego di forze e grandi nomi (Lucinda Williams, Kris Kristofferson e tanti altri) non coerente con gli scarsi risultati raggiunti. Poi lo scorso anno è arrivata l'indecorosa rimpatriata con Emmylou Harris, autori di un album davvero inutilmente "viscido" come Old Yellow Moon. La Harris non è nuova a marchette di questo tipo: i dischi con Linda Ronstadt e Dolly Parton, ma anche l'avventura con Mark Knopfler, erano tutti obblighi contrattuali da professionista scafata, ma almeno non volavano così basso. La Nashville più ingolfata di zuccheri non si è ovviamente accorta della differenza, e ha coperto Crowell di Grammy Awards, ma per noi l'avventura ricomincia solo grazie a questo Tarpaper Sky. Che non sarà il nuovo capolavoro dell'autore, quanto forse solo la giusta partenza della sua dorata vecchiaia (ridendo e scherzando, l'eterno ragazzo del country ha 64 anni), o il disco della raggiunta velocità di crociera se preferite.

Quello che ci piace non è solo il fatto che Crowell è tornato a fare bene quello che meglio sa fare (country-rock d'autore), quanto che il nostro dimostra di essersi liberato da condizionamenti e si è davvero divertito a fare il disco come più gli piace. Le sue classiche ballatone country ci sono , tranquilli, (God I'm Missing YouFamous Last Words of a Fool In LoveGrandma Loved That Old Man), pronte a diventare magari successi per la prossima giovane country-singer della città, ma ci sono anche piacevoli sconfinamenti in altri generi (il rockabilly di Frankie Please, il cajun diFever On The Bayou, il blues Somebody's Shadow, il country-gospel di Jesus Talk To Mama, la border-ballad di I Wouldn't Be Me Without you). Poi il meglio magari arriva quando Crowell fa sul serio con la toccante apertura di The Long Journey Home o nei tributi finali a Guy Clark (The Flyboy & The Kid) e John Denver (Oh What A Beautiful World, con tanto di citazione della famosa Take me Home, Country Roads). Co-prodotto con il tuttofare Steuart Smith, e con qualche ospitata non invadente (Shannon McNally, Will Kimborough, Vince Gill), Tarpaper Sky è un album personale e maturo. L'aveva già fatto forse, ma gli viene ancora bene quando ci si mette d'impegno…

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