venerdì 24 ottobre 2014

JOE HENRY

Non si esagera mai troppo nel definire Joe Henry come una delle figure chiave della musica americana degli ultimi vent’anni. Nato cantautore di matrice roots/country (da riscoprire perlomeno gli album Shuffletown e Short Man’s Room), Henry è divenuto nel tempo uno dei creatori di suoni (per sé e per altri artisti) più originali e riconoscibili dello scenario americano. Personaggio schivo e poco animale da palcoscenico, i suoi album hanno sempre raccolto grandi consensi di critica ma piccoli riconoscimenti di pubblico. Pochi infatti magari sanno che da un brano tratto dal suo capolavoro Scar del 2001 (Stop)  sua cognata Madonna ha ricavato uno dei suoi maggiori successi (Don’t tell Me), e che la stra-nota e suadente Goodnight Moon degli Shivaree era una sua intuizione da produttore. Invisible Hour (ANTI) nasce dall’esigenza di ritrovare il folksinger che fu, abbandonando le pericolose deviazioni di maniera nel mondo jazz delle ultime produzioni, e tornando a concentrare gli sforzi sul semplice binomio words & music. Statene lontani se cercate ritmo o arrangiamenti innovativi, anche perché, dopo una partenza davvero straordinaria con Sparrow e Grave Angels,  l’album ha comunque  i suoi passaggi a vuoto. Il sound è scarno ma curato, così voluto per fare da ossatura al lungo tour acustico (Italia ovviamente esclusa) che gli servirà a fare il bilancio di una carriera senza macchie.

Nicola Gervasini

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