venerdì 13 novembre 2015

CALEXICO - Edge Of The Sun

Quando si diventa un punto di riferimento o un paragone obbligato è segno che si è già lasciato un’impronta pesante nella storia, e ai Calexico non si può certo negare il pieno raggiungimento di questo traguardo. Ma per Joey Burns, John Convertino e soci sembrava davvero giunto il momento di smettere di guardare ad un passato che ha prodotto dischi importanti e molto influenti come The Black Light (1998) e Hot Rail (2000), ma che negli ultimi anni stava dando l’impressione di avere il fiato corto. Edge Of The Sun (Anti) si annuncia dunque come un disco di svolta, e non piacerà a tutti, se è vero che la band ha deciso di abbandonare il largo uso di suggestivi strumentali da colonna sonora (qui ci sono solo i tre minuti di Coyoacan) a favore di una serie di canzoni brevi, orecchiabili e ben definite. Scelta che si può discutere quella di rinunciare al lato più sperimentale e caratteristico del loro suono, ma è innegabile che il duo ha avuto la capacità di mettersi in discussione, calandosi nel ruolo da cantautori (When The Angels Played, Follow The River), e lasciandosi soprattutto trascinare dalle emozioni dei molti ospiti in studio. L’influenza più evidente è quella di Sam Beam, alias Iron& Wine, che impone il suo ego in molti episodi (Tapping On The Line, World Undone), mentre tra i collaboratori si segnalano anche Neko Case, Nick Urata (Devotchka) e Carla Morrison. Edge Of The Sun diventa così una piccola enciclopedia dell’indie-rock più roots-oriented di questi ultimi 15 anni, in cui il marchio di fabbrica Calexico (i fiati mariachi di Falling From The Sky o l’escursione nel tex-mex del singolo Cumbia de Donde) finisce annegato in un tripudio di melodie accattivanti (Miles From The Sea), sovra-arrangiamenti (Bullets & Rockets) e timidi interventi di elettronica. Se li scopriste con questo album non avreste mai l’idea di cosa intende la frase “un sound alla Calexico” sparsa in mille recensioni di musica americana di questi anni, ma potreste anche innamorarvi al primo ascolto di un disco che sembra nato apposta per la veloce e frammentaria fruizione in streaming. In fondo, se bisogna adattarsi alla modernità, meglio farlo al meglio come han saputo farlo loro.


Nicola Gervasini

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