martedì 28 aprile 2009

THE BALKY MULE - The Length Of The Rail



10/4/2009
Rootshighway

VOTO: 6


A Bristol Sam Jones è divenuto un musicista di culto, uno di quei personaggi che in vent'anni di carriera ha dato vita ad una miriade di band del mondo indie-pop inglese, continuando a saltare di progetto in progetto con la frenesia tipica delle menti sempre in movimento. Il soft-core ante-litteram dei Movietone, le escursioni noise dei Flying Saucer Attack, l'alt-pop dei Crescent o le collaborazioni frequenti con i paladini dell'elettronica pop Minotaur Shock e con i Third Eye Foundation: questo è il suo background, noto ai cultori di una scena che negli anni '90 ha detto molto in termini di avanguardia in Inghilterra. Abbandonata Bristol all'inizio di questo decennio, Jones ora vive e suona a Melbourne, in Australia, con lo pseudonimo The Balky Mule, ennesimo vezzo di nome d'arte buono per una band usato però da una singola persona.

The Length Of The Rail è il suo primo album, frutto di anni di registrazioni, prove, esperimenti e azzardi musicali, riordinati in un'opera organica e a suo modo affascinante. Che non sia materiale recente si sente eccome, i 15 piccoli brani che compongono l'album, registrati tra il 2001 e il 2006, rappresentano una sorta di riassunto di dieci anni di evoluzione del folk indipendente, e non solo inglese. Ci si potrebbe ritrovare la malinconia di Bonnie "Prince" Billy, la delicatezza del folk ammantato di percussioni dell'Iron&Wine recente, perfino le spigolature vocali dell'ultimo Vic Chesnutt, ma la lista dei possibili riferimenti potrebbe essere lunga e sempre discutibile. Il tutto è poi condito da un continuo gioco fra chitarre acustiche mai troppo accomodanti e le mille possibilità offerte da una tastiera, con i suoi battiti in loop, i suoi bassi innaturali, i suoi rumori d'ambiente. The Length Of The Rail arriva inevitabilmente tardi, non rivoluziona, semmai conferma che la nuova "musica da camera" (nel senso letterale dell'espressione, vale a dire registrata nella propria camera da letto) è ormai una forma d'arte matura, se supportata da un vero talento e da belle canzoni come Jisaboke, Range o il dolce finale di Tell Me Something Sweet.

Ma contemporaneamente sottolinea anche come l'arte del self-made artist trova nella autoreferenzialità di episodi come Blinking o Instead un limite ancora troppo grosso per lasciare segni tangibili nel tempo. Manca dunque il passo in più, l'evoluzione che giustifichi strumentali rumoristici dove perfino il Tom Waits più creativamente pigro riesce meglio. Nella presentazione del suo myspace si afferma che il suo stile è riconducibile ad un Syd Barrett con la voce di Ray Davies dei Kinks: sicuramente se l'ex Pink Floyd avesse avuto accesso alla tecnologia di oggi, il suo The Madcap Laughs avrebbe suonato molto simile a questo album, ma ovviamente lo spessore delle canzoni è ben diverso. The Length Of The Rail è un disco nato dunque per stuzzicare l'appetito del curioso, ma non sempre ben ripaga tanta dedizione.
(Nicola Gervasini)

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