mercoledì 10 giugno 2009

LEONARD COHEN - Live in London


22/04/2008
Rootshighway

VOTO: 10


10 Marzo 2008: Lou Reed introduce Leonard Cohen nella Rock And Roll Hall Of Fame leggendone i versi delle canzoni. Declama First We Take Manhattan, dove si racconta di un destino incrociato al suo: laddove Leonard conquista prima Manhattan e poi Berlino, Lou ha catturato prima l'essenza della capitale tedesca e solo dopo molti anni quella della "sua" New York. "Dobbiamo ritenerci fortunati di poter essere contemporanei di quest'uomo" dichiara Reed prima di chiamare Cohen sul palco. Leonard entra, ringrazia, e dichiara di essere ancora incredulo di questo privilegio. Dice di aver perso ogni speranza nel 1975, quando sentì Jon Landau dichiarare " Ho visto il futuro del Rock and Roll, e non è Leonard Cohen". Risate in sala: la telecamera coglie lo stesso Landau in mezzo al pubblico intento a rassicurare i vicini che la sua frase non era esattamente quella. Il resto della dichiarazione è fatta semplicemente dei versi immortali della sua Tower Of Song. Tutto Cohen è in quei dieci minuti di cerimonia: la modestia, la capacità di esprimere sé stesso solo attraverso i versi dei suoi brani, l'ironia di un uomo abituato a scrivere di visioni cupe e di umanità frantumate. Ma per la definitiva glorificazione di una delle personalità più importanti del secolo scorso, mancava l'opera finale. E non poteva essere certo il suo ultimo album, quel Dear Heather che era un ammasso di appunti e abbozzi di canzoni senza troppo senso, se non quello di cantare la propria morte in anticipo sui tempi.

Un finale troppo oscuro e in tono minore per un uomo che invece il 17 Luglio del 2008 ha calcato il palco della O2 Arena di Londra, con un sorriso e una vitalità degna del più baldo e strafottente giovanotto rock odierno. Lasciamo perdere tutta la trafila di eventi che hanno portato alla pubblicazione di questo Live In London: avrete avuto modo di leggere mille volte degli imbrogli finanziari e dell'indigenza economica che hanno costretto un settantatreenne abituato a vita ascetica a rimettersi in gioco tra la folla. Questo DVD (o semplice CD, se decidete di perdervi la vista del vecchietto più affascinante che abbia mai calcato un palco rock) è il premio alla carriera che Leonard ha fatto a noi…ma soprattutto a se stesso. Il CD non renderà mai giustizia alla sincera commozione di quest'uomo, che dichiara di essere onorato di poter cantare per il proprio pubblico, e mai frase così di circostanza è sembrata così vera su quel viso scavato. Leonard canta (benissimo tra l'altro: fiato corto permettendo, la sua voce è sempre migliorata col tempo, quando avrà 180 anni canterà divinamente), suona chitarra e sintetizzatore all'occorrenza ("non preoccupatevi se non so suonare uno di questi cosi, tanto fa tutto da solo"), ride e scherza, e quando può, balla pure. Sembra un ragazzino intento a realizzare un sogno, e si concede per tre ore, manco fosse davvero lui l'instancabile Springsteen che Landau battezzò a futuro del rock. Performance perfetta dunque, grazie anche a una band ineccepibile, anche perché affidata agli arrangiamenti del bassista Roscoe Beck, e non a quelli della deleteria Sharon Robinson, una che ha fatto tanti danni nelle ultime produzioni in studio, e che qui viene finalmente relegata a capo-corista. Registrazione ottima, immagini patinate e allineate al ritmo lento del padrone di casa, pubblico caldo e devotamente ammirato.

Tutto talmente perfetto che, se si dovesse trovare un difetto, ci si dovrebbe proprio appellare all'eccessiva impeccabilità, con piena lontananza dallo spirito bohemien e dalla poetica beat da cui Cohen proviene. Ma il Leonard catturato in questa serata non è il poeta maledetto di Live Songs (1973), nemmeno il canadese errante, zingaro e ramingo di Field Commander Cohen (l'album è del 2001, la tournee del 1979), o il fascinoso profeta sintetico del Cohen Live (1994). Qui è un santone che gioca con le sue stesse parole, che prende tutti in giro quando identifica nel de-dum-dam-dam che commenta tutta Tower Of Song il senso di tutti i misteri della vita cercati per tutti questi anni. La scaletta la lasciamo scoprire a voi, magari sottolineando che la resa di The Gypsy's Wife resterà a memoria come una delle sue migliori interpretazioni di sempre, e che spiace che la celebrazione abbia dimenticato completamente un album pieno di tutto la sua miglior poetica come Songs Of Love And Hate. Sembra che Cohen abbia ritrovato forze e motivazioni per scrivere nuove canzoni e rientrare in studio. Ben venga se ciò avvenisse, ma se anche tutto finisse qui, il percorso sarebbe comunque completo. Eppure lui non sembra avere intenzione di fermarsi, e a questo proposito nel live racconta che il suo maestro di Zen Rinzai, che oggi ha passato abbondantemente i 100 anni di vita, ai suoi adepti un giorno ha detto "Scusatemi se non sono morto". Sarai comunque scusato Leonard.
(Nicola Gervasini)

www.leonardcohen.com

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