domenica 6 settembre 2009

MARIACHI EL BRONX - El Bronx


Settembre 2009

Buscadero


Dei tanti crocevia della musica americana, Los Angeles resta lo scenario più variopinto e indefinibile. Una metropoli in cui negli anni ’80 convivevano senza troppo darsi fastidio i nuovi eroi del punk americano e quelli del revival dei sixties più lisergici del Paisley Underground, ma anche una terra vicina al border messicano. I Bronx, a dispetto del nome di matrice newyorkese, sono “just another band from LA” per dirla come la direbbero i Los Lobos, ma il paragone con la band di David Hidalgo era fino a pochi mesi fa assolutamente improbabile, visto che la band capeggiata da Matt Caughthran è dedita fin dal 2003 al più puro hardcore-punk di matrice californiana. Ma bastava aspettare solo qualche anno perché Los Angeles influenzasse anche questi ragazzi con i suoi mille suoni, e così eccoli uscire a sorpresa con un make-up da vera mariachi-band e offrire un disco che così tradizionale e conservatore gli stessi Los Lobos non lo propongono per lo meno dai tempi di La Pistola Y El Corazon. I Mariachi El Bronx sono dunque quella stessa band dedita al rock selvaggio che ha deciso di imbracciare fisarmoniche e mandolini per offrire un disco che offre tutto il brio e il romanticismo tipico di un genere che qui in Italia qualcuno scambia ancora per liscio romagnolo. El Bronx, oltre ad essere un disco piacevole, ben suonato e per nulla campato in aria, è anche un disco intelligente, perché i Bronx non si sono limitati a scimmiottare uno stile che sa molto di folkloristico, traendone solo una caricatura delle rigide regole melodiche che il tipo di suono richiede, ma si sono anche prodigati nella scrittura di canzoni che si dimostrano più che valide. E così Despretador o Sleepwalking appaiono subito come brani alquanto ispirati, mentre è in episodi come Silver Or Lead, con i suoi fiati che fanno tanto Demasiado Corazon alla DeVille, che la festa si fa calda, seppure musicalmente sempre prevedibile. El Bronx è dunque album figlio di un suono, uno di quei dischi di genere che bisogna già amare a priori, ma se siete intenzionati già culturalmente ad un bel viaggio verso il Messico, brani come la outlaw-song My Brother The Gun con il suo fare epico da film su Zorro o l’enfasi religiosa da domenica mattina assolata di Holy sono la giusta colonna sonora. La follia del progetto è certificata dal fatto che la band ha provato a presentarsi dal vivo in questa veste in un tour australiano, lontano forse dalle orecchie dei severi puristi di casa, ma soprattutto dal fatto che poi a produrre il tutto sia stato chiamato un vero freak come John Avila, uno che nella carriera ha fatto da bassista negli Oingo Bongo (erano l’assurda band del famoso soundtracks-writer Danny Elfman) e nella band di Steve Vai, ma ha dato anche la voce a Pippo nelle canzoni dei cartoni della Disney. El Bronx è nato per scherzo, ma crescendo è diventato un disco serio e una festa da non perdere.
Nicola Gervasini

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