sabato 20 febbraio 2016

GET WELL SOON

GET WELL SOON
LOVE
Caroline International
***1/2
Fedele al diktat degli anni zero per cui il vero artista indie deve far finta di essere una band, il tedesco Konstantin Gropper, in arte Get Well Soon, torna con un atteso quarto album. Ancora sconosciuto al di fuori dell’Europa, l’artista tedesco è una specie di star in patria e in Francia, dove i suoi dischi non mancano mai di finire delle charts. Nel 2008 del suo album d’esordio Rest Now, Weary Head! You Will Get Well Soon, che in qualche modo serviva anche da spiegazione allo strano nickname adottato, se ne parlò parecchio, grazie all’originalità dello strano pastiche tra canzoni folk, melodie pop e orchestrazioni da colonna sonora, e anche il successivo Vexations (un concept sulla sopportazione del dolore, giusto per dare un’idea dei temi trattati) ebbe comunque buone recensioni. Meno clamore aveva suscitato The Scarlet Beast O'Seven Heads del 2012, occasione giusta per una pausa di riflessione per confezionare questo Love. Che appare fin da subito il lavoro della maturità, sorta di compendio delle idee già precedentemente sviluppate, con la partenza orchestrata di It’s A Tender Maze (siamo in zona Radiohead), una It’s  a Catalogue tutta in falsetto che ricorda un po’ Charlie Darwin dei Low Anthem, e la bellissima Euology (con un feroce testo su una donna bella, ricca e viziata) che sa di fortissimamente di Morrissey. Un inizio di gran livello che fa ben sperare, prima però di una frenata con la sonnacchiosa It’s an Airlift. Bella invece It’s Love, praticamente la title-track, con i suoi sapori un po’ anni ottanta nei cori e una sezioni fiati un po’ alla Bacharach. Molto interessante anche Marienbad, brit-pop in mid-tempo che introduce nuove variazioni di stile, prima con l’ acustica 33 (un indie-folk come tanti, anzi, forse in versione scarna, Gropper non riesce a dare il meglio di se), poi con una più elettronica Young Count Falls For Nurse che sembra arrivare dal mondo Depeche Mode. Finale un po’ in calando, con una It’s a Mess che riprende lo stile alla Smiths di Euology, ma anche con il lungo e un po’ noioso finale di It’s a Fog. Tagliato di una decina di minuti, Love sarebbe un disco perfetto nella sua semplicità per riportare la musica indipendente europea ai livelli del periodo d’oro dei dEus, ma anche così tiene comunque alta l’attenzione.
Nicola Gervasini



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