venerdì 10 ottobre 2008

JJ GREY & MOFRO - Orange Blossoms

01/10/2008
Rootshighway

VOTO: 7,5


Il dado l'aveva tratto con l'ottimo Country Ghetto dell'anno scorso, ma la marcia di JJ Grey trova in Orange Blossoms un'altra decisiva milestone. Un viaggio nato con due dischi intitolati ad un unico ensamble (Blackwater e Lochloosa, usciti a nome Mofro), ma proseguito con quel singolo nome messo prima di quello del gruppo, quasi a voler diventare protagonista indiscusso, nonostante Orange Blossoms tradisca la persistenza di una vera e propria band. E il trip, che agli esordi era nato dal mondo delle jam-bands e della nuova psichedelìa americana, riparte da dove si era fermato con il disco precedente, dal sud, dalle paludi della Florida e dal riff alla Fogerty della title-track che apre il disco. Gli sviluppi però abbandonano la campagna e il mondo dei bianchi che ascoltano musica nera, per buttarsi direttamente nel ghetto, quello vero stavolta, quello di città. Queste dodici canzoni trasudano funky e soul dai pori di una sezione fiati imponente, onnipresente e persino sovrastante, o dalle tastiere sempre più rivolte al soul del meraviglioso Adam Scone, e nella stessa voce di Grey, usata sempre più su tonalità basse. Sono brani che cercano il ritmo urbano attraverso il secco e preciso drumming di Anthony Cole, sia quando si gira sui ritmi vertiginosi di Ybor City, sia quando ci si butta nei deliziosi uptown-soul She Don't Know e The Truth. Il gioco dei rimandi e delle citazioni potrebbe continuare all'infinito in un disco del genere, ma quella dei JJ Grey & Mofro non è una semplice derivazione, né tanto meno una mera imitazione, ma una ricerca che approda ad un risultato che è solo loro, e porta un marchio di fabbrica riconoscibilissimo. Questo è il primo grande obiettivo raggiunto da Orange Blossom, un cd che cementa su sfondo nero la definitiva maturazione di un nome che può essere a questo punto citato come uno dei capostipiti di una nuova rifondazione del soul-rock bianco, nobile tradizione che non trovava una band così rappresentativa dai tempi della Average White Band o dei Rare Earth. I ragazzi hanno evidentemente consumato vinili di black-music anni '70 in dosi massicce per pensare di poter proporre nel 2008 il jookhouse funk di On Fire, di lasciarsi andare alle improvvisazioni alla Parliament di Move It On, o di cullarci con il front-porch-soul finale di I Believe (In Everything). O ancor più pescando Everything Good Is Bad, un brano dei 100 Proof (Aged in Soul), un trio che visse solo lo spazio di tre misconosciuti album, scoperti alla fine degli anni '60 dal fiuto marketing del team di produttori Holland-Dozier-Holland. Rispetto a Country Ghetto, Grey si è concentrato meno sulla scrittura e più sugli sviluppi stilistici, se è vero che qui tutto sa un po' di calcomania del mondo Stax e Motown in chiave southern, ma nonostante una indiscutibile sudditanza di ispirazione, Orange Blossoms porta nelle nostre case la perfezione di un suono che non vorremmo mai perdere. (Nicola Gervasini)

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