giovedì 2 ottobre 2008

THE HOLD STEADY - Stay Positive


25/09/2008

Rootshighway


VOTO: 7,5

Potremmo discutere per mesi se considerare Stay Positive come uno dei dischi più importanti dell'anno, o semplicemente stroncare gli Hold Steady come una band pompata di steroidi machisti e ritriti stereotipi rock. Potremmo stare qui a lungo a disquisire se questo sia o no il disco della maturità, se era davvero il caso di darsi a cori radiofonici (Slapped Actress) o di concedersi inserimenti di improbabili clavincembali (One For The Cutters) e sintetizzatori (Navy Sheets), o discutere se vale davvero la pena considerare "alta scrittura" le poetiche da camionista di Magazines o Yeah Sapphire. Potremmo domandarci come mai loro, e solo loro, sono oggi la bar-band che piace a quei teoreti che quando discutono di musica non possono ammettere di ascoltare i Rolling Stones senza arrossire, o dissertare su come li ha definitivamente sdoganati il comparire in quel catalogo delle nuove tendenze rootsy che è stata la colonna sonora di I'm Not There. Potremmo sottolineare le simbolicissime presenze di Patterson Hood (Drive By Truckers), Ben Nichols (Lucero) e J Mascis (Dinosaur Jr.) nelle sessions, oppure rimarcare ancora una volta che il superbo piano di Franz Nicolay è tarato su tutte le partiture del Roy Bittan più classico, eccetera, eccetera. Nulla di sbagliato, intendiamoci, ma in questo caso si tratterebbe del solito gran cumulo di idiozie che a volte si scrivono per riempire una recensione. Date retta, stavolta ascoltate solo i vostri organi, uditivi o riproduttivi che siano, e lasciate che Stay Positive vi colga mentre camminate nel vostro lato selvaggio, fottendovene se trovate qui qualche brano memorabile in meno rispetto al precedente Boys And Girls In America. Questo è rock and roll, se non si era capito, non è figlio di nessuno, se non di tutto e di tutti, e non si discute, si vive, si gode, si respira… Solo così avranno senso i cori da stadio della title-track, solo così ammetterete che avevate ancora bisogno di una ballatona come Lord, I'm Discouraged, che vi sbatte nell'orecchio un assolo di chitarra che ha la stessa prosopopea (che si credeva abbandonata nel tempo) di uno Slash o di altri sbrodolatori da radio FM. Poi, se proprio si vuole discutere di qualità, c'è sempre la possibilità di tirar fuori dal cilindro Sequestered in Memphis, una storia di bukowskiana ordinaria follia che stende tutti. E' il senso di appartenenza ad una certa filosofia rock che fa amare gli Hold Steady, il loro essere nati tra i fiumi di alcool e sudore dei bar di Minneapolis, il loro sentirsi sporchi e pulsanti come la batteria di "Lust for Life" di Iggy Pop, oppure sarà anche solo quel santino di Joe Strummer mostrato nella devastante Constructive Summer. Sarà il fatto che leggi i testi di Craig Finn e ti riaffiora dentro tutto il suo immaginario mitico di uomini persi e debosciati, di donne belle alla luce del bar ma fatalmente perdenti di giorno, e di scopate consumate nei cessi. Scene di una letteratura rock che credevamo morta e sepolta, ma che gli Hold Steady stanno riuscendo a resuscitare con piena plausibilità. (Nicola Gervasini)

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