lunedì 29 settembre 2008

OKKERVIL RIVER - The Stand Ins


15/09/2008

Rootshighway


VOTO: 7



Come dovremmo considerare The Stand Ins? E' un nuovo disco? E' un disco di outtakes da The Stage Names del 2007? Oppure semplicemente un suo compendio, sulla falsa riga dell'Appendix Ep uscito come extra dell'album Black Sheep Boy nel 2005? Non ce ne vogliano gli Okkervil River se siamo un po' disorientati, ma loro stessi in questi mesi non hanno reso certo un bel servizio a questa nuova uscita, intitolandola pure "Le controfigure" e fornendola di una copertina che completa quella di The Stage Names. Che le sessions dell'album precedente avessero partorito anche un secondo lotto di canzoni il leader Will Sheff lo va dicendo da mesi, alimentando l'attesa dei fans, ma non certo le speranze per un ennesimo grande disco. Ma quello che riesce ancora più difficile è capire se poi bisogna essere delusi perché gli Okkervil River hanno prodotto il primo capitolo minore di una delle discografie più importanti del decennio in corso, oppure essere contenti perché stanno vivendo un tale momento di grazia che pure gli album di scarti riescono a suonare bene. Di certo non si poteva buttare via un brano come Lost Coastlines, una riflessione sulla partenza che sarà indispensabile per aprire un domani una raccolta del loro meglio, e che oltretutto testimonia la continua maturazione e "negrizzazione" del loro sound, complice una sezione fiati decisamente black-oriented e il canto soulful del compare Jonathan Meiburg. The Stand Ins è un disco che parte dalla rinascita per chiudersi nuovamente nel dolore, una sequenza in negativo che da una canzone di speranza si chiude con Bruce Wayne Campbell Interviewed on the Roof of the Chelsea Hotel, 1979, soffocante confessione della "prima rockstar gay" (il glam-rocker Jobriath, che, per la cronaca, è morto di AIDS nel 1983 proprio in quell'hotel). Ma quest'ultimo brano è anche l'approdo sicuro per chi ha amato le loro vecchie atmosfere di folk gotico, dopo un viaggio attraverso una serie di variazioni di stile che non tutti apprezzeranno. La sorpresa è sentirli impegnati in brani immediati e - orrore! -"ordinari" come Pop Lie o Starry Stairs, o mostrare una vibrante chitarra hillbilly in didascalia alla splendida Singer, Songwriter. Blue Tulip è uno di quei lunghi brani in crescendo che rappresentano una delle specialità della casa, non sfigura affatto, ma fallisce l'obiettivo di diventare lo zenit dell'album, mentre se On Tour With The Zykos strizza l'occhio a sonorità d'oltremanica, Calling And Not Calling My Ex ritorna subito in patria con il suo attacco dylaniano e un testo che vorrebbe stare dalle parti delle "cronache di distruzione di una coppia" alla Blood On The Tracks. Insomma, c'è da scegliere, dove preferireste che virasse il timone della nave degli Okkervil River nel prossimo futuro? The Stand Ins è un piccolo catalogo dei possibili sviluppi, ognuno di noi voti il suo preferito, l'importante poi è che le idee chiare se le facciano loro, possibilmente senza tutta questa inutile fretta nel pubblicare. (Nicola Gervasini)

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