martedì 16 settembre 2008

JAMES - Hey Ma


Maggio 2008

inedito



VOTO: 6,5



Avrei sempre voluto dare una seconda possibilità ai James, e chissà mai che questa sorta di reunion (di fatto uno scioglimento ufficiale non c’è mai stato) me ne dia la buona occasione. Qualche buontempone in vena di scherzi di cattivo gusto organizzò infatti nel 1993 un tour di Neil Young mettendo loro, dei Bad Religion amplificati oltremisura, e gli allora sconosciuti ed esordienti 4 Non Blondes a scaldare il pubblico. Fu più o meno come preparare un piatto a base di ostriche, nutella, lasagne e cavolfiori (forse nei paesi del nord potrebbe esistere una simile ricetta...), con il risultato che il set di questa storica formazione britannica risultò indigesto ad un pubblico che era venuto con Harvest Moon di Young nelle orecchie, lasciando dunque un immeritato brutto ricordo di una band che ai tempi era all’apice del proprio successo e creatività. I James mancavano dalla scena dal 2001, un’assenza di cui pochi si stavano lamentando a dir la verità, visto che la band era da tempo in crisi di ispirazione e soprattutto di identità. Negli anni 80 erano nati un po’ come cloni degli Smiths, ma nei primi anni 90 diventarono una delle realtà più vive della scena pop inglese, grazie a dischi di frizzante e variopinto folk-pop come Gold Mother (1990), Seven (1992 ) e Laid (1993, con Brian Eno in consolle), tutti grandi esempi di quello che bolliva in pentola nella terra d’Albione prima dell’esplosione del brit-pop di metà anni 90. Fu proprio il crearsi di quella nuova scena d’oltremanica, che aveva Oasis, Blur e Pulp come rappresentanti più noti, a decretarne l’accantonamento, piuttosto che una più logica definitiva consacrazione come giusto tributo a dei veterani e precursori così autorevoli. Per registrare Hey Ma il leader storico Tim Booth ha recuperato i vecchi compagni (la formazione è la stessa di Laid) e li ha rinchiusi in un castello con il produttore Lee ‘Muddy' Baker, artista con il quale aveva già stretto una fruttuosa collaborazione scaturita nel buon album solista Bone, e con il quale ha condiviso l’idea di ripartire da zero, da quello che era la musica britannica in quel lontano 1986 quando ebbe inizio la loro avventura. Hey Ma infatti è un brillante impasto che sa dei primi Waterboys (ascoltate Upside…), sa degli Alarm di un tempo (per chi se li ricorda), e di tutto quello che offriva la musica pop inglese più di vent’anni fa quando flirtava con la propria tradizione folk. E’ l’album di una nuova maturità che probabilmente piacerà più a chi cerca nella musica sapori antichi e un po’ meno agli strillatori della novità a tutti i costi, visto che comunque Booth fa largo uso di consolidati clichés di genere, sia nel maestoso impasto tastiere/chitarre che caratterizza il loro tipico “wall of sound”, sia nel massiccio uso di fiati e violini. Waterfall ad esempio, il brano decisamente più riuscito della raccolta, è una canzone di vecchio stampo, con una sezione fiati che potrebbe essere stata rubata ai Dexy’s Midnight Runners di Too-Rye-Ay e una melodia facile facile. Il disco parte dalla copertina, vale a dire dalla dedica al piccolo figlio di Booth contenuta tra le bolle di Bubbles, prosegue con la marcia antimilitarista di Hey Ma, forte di un ritornello irresistibile che non sarà il singolo solo perché il tema sociale non è consono alle programmazioni radiofoniche. D’altronde Booth ammette di non sentirsi molto a suo agio a scrivere di attualità (anche se anche Upside si butta in politica sociale…), e di fatto le liriche dell’album toccano spesso o la sua sfera personale o quella realtà parallela che si crea nelle pieghe delle menti umane, malate o no che siano (evidenti nell’allucinata Semaphore). I vecchi James maestosi e un po’ barocchi riaffiorano comunque nella sostenuta Oh My Heart e nel singolo Whiteboy. Dopo il passo falso di 72, un dimenticabile polpettone psycho-elettro-pop che non porta da nessuna parte, il disco si chiude con i toni molto intensi della bella accoppiata Of Monsters And Heroes And Men e I Wanna Go Home, brani che evidenziano la definitiva maturazione del Booth autore. Probabilmente Hey Ma non riconquisterà i vecchi onori dei primi anni 90 (ottenuti ampiamente anche in terra statunitense), ma forse è l’inizio di una nuova stagione per noi più interessante.
(Nicola Gervasini)

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