martedì 16 settembre 2008

DRIVE BY TRUCKERS - Brighter Than Creation's Dark


02/02/2008

Rootshighway


VOTO: 7,5



Dopo un periodo di litigi e rivolgimenti i Drive By Truckers avevano due possibilità: o fermarsi per raccogliere le idee e curarsi le ferite prima di tornare on the road, oppure dare subito libero sfogo a quanto gli rodeva dentro. Brighter Than Creation's Dark sceglie la seconda via, spataffiando in maniera concitata 19 canzoni per 75 minuti di musica, con gran timore di chi già aveva trovato noiosetto il precedente A Blessing and a Curse. La dipartita di Jason Isbell è stata invece ben digerita, anzi, risulta quanto mai evidente che la sua presenza stava sortendo da qualche tempo un effetto inibente per tutti. Questo disco infatti non nasce solo dall'esigenza di ribadire che tolto un fattore il risultato non cambia, ma anche dalla necessità di Patterson Hood e del compare Mike Cooley di consacrare la loro crescita di autori. A far loro da musa è stata la consapevolezza che l'America che fa da sfondo ai loro testi è una nazione disfatta da guerre incomprensibili (raccontate in The Home Front e nei sei travolgenti minuti di That Man I Shot) e malattie sociali varie, che vanno dalla solitudine raccontata in Bob al consumismo sfrenato di Lisa's Birthday, dalla famiglia in disfacimento di Daddy Needs A Drink allo sragionato utilizzo delle armi che rendono la vita americana sempre più simile al Far West da cui trae origine (Self Destructive Zones). Una devastazione umana a livello del singolo prima ancora che comunitaria, vista con gli occhi di chi si sente fuori dai giochi e impossibilitato a fare alcunché per migliorare le cose, proprio come il padre appena morto di Two Daughters And A Beautiful Wife è costretto ad assistere impassibile dall'alto del cielo al destino dei suoi cari rimasti in terra. E tanto pessimismo si riflette anche nel ritmo delle canzoni, mai così intorpidite e cadenzate, un continuo galleggiare nel dark-country moderno con omaggi a quella tradizione di outlaws degli anni 70 che Hood e Cooley sembrano a sorpresa maneggiare con piena maestria. Qui sta la grandezza di questo disco, nel ben documentare la metamorfosi dell'ultima credibile southern-rock-band in un laboratorio di ottimi artigiani del songwriting. Però evidentemente c'erano ancora troppi fantasmi da scacciare per riuscire a fare un disco anche perfettamente calibrato, primo fra tutti proprio quello di Isbell, esorcizzato con l'esagerato spazio concesso alla bassista Shonna Tucker (sua ex moglie), che non sfigura come interprete, ma non evita al disco di zoppicare di tanto in tanto. Oppure l'inclusione di brani validi ma fuori contesto come l'elettrica 3 Dimes Down, che sembra una outtake della Southern Rock Opera, (solo con Bob Seger sul piedistallo al posto degli Skynyrd), quasi un contentino concesso ai vecchi fan innamorati dei riff sudisti della prima ora. Si poteva invece cogliere l'occasione di tanta felice ispirazione e osare di più, proponendo solo i brani intrisi di cupa e soffocante cronaca steinbeckiana e realizzare così uno dei migliori reportage su quell'America che vive all'ombra dei consueti riflettori dei mass media. Ma anche così, con la sua prolissità, Brighter Than Creation's Dark potrebbe tranquillamente concorrere al prossimo Premio Pulitzer. (Nicola Gervasini)

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