martedì 16 settembre 2008

THE DOUGHBOYS - Is It Now?


27/03/2008
Rootshighway


VOTO: 6,5


Ci verrebbe da sospettare la bufala dell'anno, eppure sembra proprio che negli anni 60 a New York esistesse una band di origine canadese chiamata Doughboys in grado di far impallidire le più quotate rock-bands del tempo. Non pubblicarono mai 33 giri, ma solo qualche singolo sfuggito evidentemente a Lenny Kaye nella compilazione del mitico cofanetto Nuggets, e continuarono la loro attività fino alla metà degli anni 70 vantando opening-acts per nomi altisonanti come Beach Boys, Neil Diamond, fino ai Grand Funk Railroad. Is It Now? è dunque il loro primo vero disco, frutto di una reunion attesa solo da loro stessi, ma a questo punto doverosa per raccontare un'altra rock and roll story fatta di tante chitarre, molta birra e pochi soldi. A dir la verità il leader e cantante Myke Scavone è personaggio già noto, uno di quelli che si è sistemato per tutta la vita azzeccando una sola canzone nel 1977 con il tormentone Black Betty inciso con i Ram Jam, una sorta di trascinante hard rock da discoteca che pochi sanno essere in origine un traditional di Leadbelly, mentre meno noti sono i compagni d'avventura Richard Heyman (session-man alla batteria per Brian Wilson), Mike Caruso al basso e il chitarrista Gar Francis, una vita spesa in una nota cover band degli Stones (gli Sticky Fingers) e un tour al fianco di Billy Idol in curriculum. Il titolo è beffardo, perché se mettete nel lettore il cd senza prima sapere tutte queste informazioni, passerete i primi 15 minuti a saltare sul divano esaltati da questo garage-rock di qualità sopraffina, ma i restanti 25 a cercare nel libretto l'indicazione di una data di registrazione per lo meno precedente al 1966. Invece è adesso, e loro sono dei simpatici ultra-cinquantenni che giocano a ritrovare lo spirito dei club di un tempo attraverso cover di Route 66, That's How Strong My Love Is, Down Home Girl, guardacaso tutti brani che presenziavano anche nel repertorio dei Rolling Stones della prima ora e che i Doughboys eseguono ricalcando le versioni della ditta Jagger-Richards, anche troppo aggiungiamo. Le cose vanno molto meglio nei brani originali, perché sebbene tutti coperti da un velo di già sentito per nulla sottile, Black Sheep, Out Of The Night o Too Little Too Late sono in grado di rinnovare il sound degli Animals (in repertorio anche la loro I'm Cryin') e dei Kinks più rockettari, mentre il chitarrista Gar Francis dimostra il proprio amore per il pop del tempo con la briosa She Comes In Colors. Dodici brani brevi e incisivi come vuole la tradizione, un party-record che potrebbe essere il lato selvaggio di quello dei Red Button dell'anno scorso (il più fantasioso omaggio al pop 60 di She's About To Cross My Mind), in una corsa al revival su cui ci sarebbe comunque da discutere. Ma il fatto che ci sfugga poi la differenza tra il valore di questo cd e una esibizione di un fake di Elvis Presley a Las Vegas conta poco…per una volta divertiamoci così!(Nicola Gervasini)




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