mercoledì 17 settembre 2008

JIM STANSON - Heart Full Of Fire


28/04/2008
Rootshighway

VOTO: 5,5


Cuore e passione, sudore e energia, sincerità e genuinità…sono solo alcuni degli nomi che usiamo spesso per descrivere i tanti eroi che vivono e respirano il rock and roll da quando si svegliano a quando rimettono la testa sul cuscino (troppi?...no! mai abbastanza diciamo noi). Ma spesso sono anche le uniche giustificazioni che troviamo a prodotti che hanno più motivazioni che sostanza da vendere. E a questo punto, dopo un preambolo del genere, non so quanti avranno voglia ancora di fare la conoscenza di Jim Stanson, e in fondo la cosa dispiacerebbe, in quanto trattasi di nome da segnarsi sul taccuino come uno di quelli da vedere in azione on stage alla prima occasione. Ma quando si registra un disco tutte quelle imperfezioni che l'ardore del palco (e un paio di birre in più) riescono a ben nascondere possono venire a galla inesorabilmente. Stanson è un chitarrista di Philadelphia, ama i Faces e i Rolling Stones, suona spesso come turnista per Ian McLagan (uno che dei primi era un membro e dei secondi un frequentatore), e Heart Full Of Fire è il suo primo album, uscito verso la fine del 2007. Nelle sue vene risuona il più classico dei blue-collar rock, con chitarre e batterie muscolose (si dice così in gergo da letteratura musicale no?), testi semplici(otti) e diretti che parlano delle miserie umane senza troppe licenze poetiche, sferragliate elettriche che si alternano a ballatone epiche, qualche deviazione blues (l'apertura di Running Back To You), qualche incursione nelle paludi del Mississippi (Had A Little Trouble riesce a plagiare JJ Cale e Tony Joe White in un colpo solo), e via così dicendo. Jim per l'occasione ha coinvolto anche un pugno di musicisti d.o.c., tra cui spicca il nome a noi caro e noto di Gurf Morlix o quello di Jim Wieder (uno del giro The Band) e di Jud Newcomb, ex sei corde dei Loose Diamonds. E' un chitarrista essenziale, che ama i volumi alti e i toni zozzi dei suoi miti, ma se come autore mostra i tipici limiti del suo genere (si va dal "già sentito" allo "scolastico" nella maggior parte dei casi), come cantante mostra difetti decisamente invalidanti. Prendete la (non)potenza vocale di un JJ Cale, mischiatela alla raucedine di un Jon Dee Graham, e avrete la sua (non)voce, che può anche reggere in alcuni episodi meno concitati come la bella No Aces o in un rock stradaiolo come Start All Over, ma che in brani che chiedono potenza come Choose Your Poison o Sad Beauty ha l'effetto che si prova quando si ha una cassa dello stereo non perfettamente funzionante che impedisce di sentire al meglio uno dei canali audio. Oltretutto, nella foga di dire il più possibile, Stanson commette anche l'errore di mettere troppa carne al fuoco (13 brani), quando episodi davvero poverelli come Never Feel The Same o Standing Alone potevano benissimo rimanere nel cassetto. Bocciato dunque? Non proprio, diciamo che l'alunno è pregato di ripresentarsi accompagnato da un buon cantante e un valido co-autore, e poi ne riparliamo.(Nicola Gervasini)

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