mercoledì 17 settembre 2008

THE BROKEN PRAYERS - Crow


09/07/2008

Rootshighway


VOTO: 7



Se siete rimasti delusi dalle ultime avventure dei Willard Grant Conspiracy, date una chance ai Broken Prayers, e la vostra libido di country lugubre e cavernoso sarà pienamente soddisfatta. La band è nuova, Crow è il loro primissimo disco, ma già un paio di questi cowboy degli anni duemila li avevamo incrociati in occasione di altre scorribande (il batterista Tom Bello e il chitarrista Fred Stuckey vengono dai Gas Money, storica bar-band di Philadelphia, apparsa anche sulle nostre web-pages in occasione dell'album 22 Dollars), mentre del leader Pete Marshall si sa molto poco, se non che ha un vocione baritonale che fa vibrare le casse fin dal dirompente ululato iniziale di Little Black Heart. Poi cosa aspettarvi da una band che liquida le proprie influenze con un sintetico "Willie, Waylon & the boys…" lo sapete bene anche voi, Crow presenta dieci canzoni di musica rurale americana pienamente dark-oriented, suonata da una formazione che conta ufficialmente ben dieci elementi, anche se una nota ironica specifica che "non suonano sempre tutti assieme, ovviamente…". Ma il protagonista principale di questo b-movie horror ambientato ad Austin è Marshall, autore indubbiamente capace, anche se ancora a metà del guado tra evidenti omaggi ai padri artistici e idee proprie. In Wreckin' Ball canta ad esempio di un fuorilegge che ammazza un uomo solo per il gusto di vederlo morire, ma pare che Johnny Cash dal cielo benedica le nuove leve senza pretendere i soldi del copyright in cambio. In genere si prediligono i ritmi sonnacchiosi da porch-song, come le desertiche atmosfere dell'evocativa Adrift On The Sea, ma quando vuole Marshall sa anche alzare il volume per far sentire come scalpitano le chitarre dei suoi compari (Long Life Stomp). Quello che impressiona è il suono pienamente coeso che i Broken Prayers sono riusciti a creare fin dalla prima sortita, manco fossero i Bad Seeds in uscita agreste dopo più di vent'anni di rodaggio on the road. Ammirate la sicurezza con cui la band fa proprio un brano stra-noto come Act Naturally, una hit del 1963 di Buck Owens (ma anche una delle poche memorabili interpretazioni vocali di Ringo Starr nella versione dei Beatles epoca Help!), infarcendola di epiche distorsioni e echi sinistri. Il salto di qualità potrebbe riuscire magari non rimanendo coinvolti in banali scazzottate da ranch come Drunk In A Dry Town, ma dando seguito ai fantasiosi cambi di tempo di Convalescent Man, al sofferente spaghetti western morriconiano di Laurel Canyon o al cow-punk di Wrecking Ball. Certamente quando Horace Walpole inventò ufficialmente il romanzo gotico nel 1764, non immaginava che tutto il suo spirito sarebbe finito nelle ragnatele di note che compongono brani spettrali come Sleeping Hollow o 1.000 Angels, ma sarebbe sicuramente stato fiero dei Broken Prayers, una accolita di scanzonati "men in black" che hanno già registrato la colonna sonora per un ipotetico film western di Tim Burton. (Nicola Gervasini)

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