venerdì 26 settembre 2008

ADAM LEVY - Washing Day


30/05/2008

Rootshighway


VOTO: 6



Proprio come i più fortunati serial-tv, anche i più popolari fenomeni musicali vantano i propri spin-off. Adam Levy ad esempio è un chitarrista newyorkese che gravita intorno al mondo di Norah Jones, un attore non protagonista di una vicenda di successo che da qualche tempo sta cercando di crearsi una storia personale. Erano sue infatti le (più che degne) parti di chitarra dei tre album ufficiali di Norah, ma tutto solo suo è questo Washing Day, quarto album solista. A farlo esordire nel mondo della musica che conta fu Tracy Chapman nel 1996, quando scelse questa giovane sei corde di chiara impostazione jazz per il suo dimenticabile New Beginning, ma è stato l'incontro con la Jones la chiave di volta della sua carriera. Peccato però che il suo bucato del giorno offra come prima impressione esattamente quello che ti aspetti: un disco di Norah Jones senza il piano e la voce di Norah Jones. O perlomeno lo fa credere con l'iniziale title-track e la successiva I Can Promise You That, due episodi che non vanno al di là dell'intrattenimento da salotto, e che danno proprio l'impressione di voler subito compiacere chi affronta questo disco solo perché ancora stregato dal musetto ammaliante di Norah. Fortuna nostra che esauriti i convenevoli, Levy successivamente tiri fuori unghie e personalità, estraendo dal cilindro alcune piccole jam multi-style che fanno finalmente intuire quello che si muove sotto il suolo del fenomeno-Jones, un tesoro che fino ad oggi ci arrivava inevitabilmente smussato e levigato attraverso i suoi dischi, piacevoli quanto furbetti e ammiccanti. Abbiamo così il pop urbano di Never Been Alone Like This, che chiude in tono completamente opposto a come era cominciata la sequenza dei brani, o la cavalcata da fuorilegge alla Cash di I Shot Her Down. Abbiamo anche una nuova versione di In The Morning, già a suo tempo uno dei pezzi forti dell'album Feels Like Home, e guardacaso momento più memorabile anche in Washing Day, grazie al suo bel gioco di voci minacciose, una batteria pulsante e chitarre distorte. E abbiamo in genere un chitarrista che prova a fare l'autore con discreti risultati utilizzando l'esperienza anni di piccoli progetti e band vissute lo spazio di un disco, forse con una eccessiva sicurezza che lo porta a incappare in alcuni scivoloni artistici di rara faciloneria come la neniosa The Party Is Over o a momenti involuti come Breathe With Me. Peccati marginali di un ottimo musicista che non riesce ad affrancarsi appieno dalla sua stessa marginalità a causa di una vocalità incerta, e questo nonostante l'aiuto sapiente di un produttore come Marvin Etzioni, uno che da tempo vive dietro la consolle, ma che da queste parti continuiamo a ricordare con affetto come chitarra dei primi Lone Justice. Washing Day è dunque un buon detersivo per lavare i panni sporchi in casa e dimenticare il terzo scipitissimo album di Norah Jones, anche se altrove continua ad esserci biancheria ben più splendente.(Nicola Gervasini)

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