martedì 16 settembre 2008

JOAN AS POLICE WOMAN - To Survive


BUSCADERO - Giugno 2008


VOTO: 7


Visto e considerato che To Survive è il secondo album dei Joan As Police Woman (dopo Real Life del 2006), bisognerebbe forse smetterla di presentare la creatura della polistrumentista Joan Wasser solo come il side-project di una collaboratrice di Rufus Wainwright o Antony & The Johnsons, come immancabilmente si legge un po’ ovunque. La Wasser da tempo infatti considera la band come qualcosa di più di un diversivo ai tanti ingaggi da violinista e pianista accumulati nel corso degli anni, e lo dimostra anche la cura e l’attenzione ai particolari di questo secondo capitolo. Seguita dai fidi Rainy Orteca al basso e Parker Kindred alle percussioni, la Wasser si butta sulle tracce della canzone d’autore femminile di primo livello, lasciandosi andare a confessioni di completa dedizione amorosa, come solo alla giovane Joni Mitchell abbiamo sentito fare, oppure cercando spesso la via di un nuovo soul pianistico che parte da Laura Nyro, passa per le intuizioni di Tori Amos, ma approda a qualcosa di decisamente personale. To Survive gioca la carta della varietà, e come spesso succede a chi non ha forse ancora tutta la maturità adatta a tenere le redini del gioco, raggiunge risultati alterni. L’iniziale Honor Wishes, una sorta di struggente preghiera (probabilmente rivolta più alla possibilità di essere amata in generale, piuttosto che ad un amato in particolare), rimane sospesa nel vuoto e non artiglia la preda subito, come si richiederebbe ad una opening-song, ma già Holiday comincia a volare alto con il suo ritmo suadente, sottolineato dai vari strumenti che entrano a turno battuta dopo battuta, fino a creare un tappeto di percussioni, archi e chitarre davvero intrigante. E sopra il tutto c’è Joan che trova il mood giusto per una soffice black-song moderna, con un ottimo impasto di cori, quasi quasi prossimo al Philly-sound degli anni 70. Più o meno stessa ispirazione per To Be Loved, dove addirittura, ad annerire ulteriormente il tutto, fanno capolino dei fiati e un testo che mette in mostra ancora una volta una donna fragile ma sempre pronta a diventare aggressiva per amore (E’ sicuro essere soli e restare da soli, ma ho trovato un’arma senza sicura, e adesso stermino completamente la mia città di fantasmi). To Be Lonely torna al semplice binomio piano/archi, una bellissima interpretazione per un brano che forse necessitava di un po’ di tono in più nell’arrangiamento, mentre Magpies, oltre a continuare a giocare con i fiati, scopre addirittura i cori da sophisticated-lady-soul d’altri tempi. Il passo falso arriva con Start Of My Heart, una slow-song melliflua, anche molto suggestiva nella parte vocale, se non fosse che la Wasser esagera con sintetizzatori, loops e batterie elettroniche, lasciandosi sovrastare un po’ troppo da tanta tecnologia. Hard White Wall riporta ritmo al disco e ancora una volta mille rimandi storici, stavolta ai primi flirt con la fusion di Tony Scott e gli L.A Express della Joni Mitchell di Court & Spark. Le basi elettroniche tornano in Furious, ma stavolta l’impasto è quello giusto, perché i suoni tengono bene la tensione di un brano molto tirato, sebbene Joan non arrivi mai ad esagerare con i volumi nemmeno nei momenti più movimentati. Il finale in grande si completa con la maestosa To Survive, dove Joan trova finalmente la perfetta quadratura tra pathos ed estetica nell’intreccio di piano ed archi. La stessa magia che sembra ripetere anche nella parte iniziale di To America, prima che l’intervento provvidenziale della voce di Rufus Wainwright faccia scoppiare tutto in un blue-eyed soul emozionante, che chiude più che degnamente un bel disco. Probabilmente questo è il dark-record che voleva fare la PJ Harvey più recente, senza riuscirci appieno, ma forse a Polly Jean è mancata proprio quell’umiltà di guardare al passato (e non solo dentro gli spettri della propria mente) che ha permesso ai Joan As Police Woman di consegnare un secondo capitolo importante. Che probabilmente è solo l’inizio di una bella avventura che deve ancora scrivere la sua pagina più importante.
Nicola Gervasini



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