martedì 16 settembre 2008

SHANE ALEXANDER - The Sky Below

14/05/2008
Rootshighway


VOTO: 5


A guardare l'orrenda copertina patinata, dove appare in primo piano con i suoi bei occhi azzurri in gran evidenza, ci sarebbe da neanche prendere in considerazione Shane Alexander e il suo terzo album The Sky Below. Poi però ci viene in mente che nel 2005 il suo esordio intitolato The Middle Way ce l'aveva segnalato come un nome da tenere d'occhio, grazie a quel suo già sapiente folk soffice e gentile, e allora eccoci a dare una nuova possibilità a questo cantautore nativo di San Diego. The Sky Below porta alle estreme conseguenze la svolta già portata avanti con il precedente Stargazer, il folk di base c'è sempre, i brani acustici alla Josh Rouse sono sempre tenui e delicati, ma purtroppo dobbiamo definitivamente rilevare che il nostro Alexander ha scelto una "highway" fatta di pop radiofonico, soluzioni sonore levigate e stazioni di servizio mainstream che va in direzione opposta della nostra. Per essere più esaustivi, potremmo anche rubare la definizione data a questo disco dal sito CdBaby: "Indie acoustic pop rock for the masses", e ci sembra che sarebbe superfluo aggiungere altro. Alexander d'altronde negli ultimi tempi si è costruito un solido seguito di fans facendo da spalla a Seal, e con tutto il rispetto che possiamo portare al cantante di colore e alla sua bellissima voce, non è che il bacino di utenze combaci proprio con quello dei nomi che passano da queste parti. Prodotto dal team produttivo di Los Angeles che si firma sotto la sigla Heroes and Villains, The Sky Below offre dieci piccoli bozzetti folk-pop che suonano davvero bene al primo impatto, vuoi perché le melodie delle iniziali Amsterdam e Difference of Opinion sono "catchy", per dire un termine che farebbe sbrodolare di gioia qualsiasi discografico, vuoi perché certe soluzioni alla Jackson Browne anni 80 (sentite Brother Of Mine) non sono niente di terribile, se confrontate a quello che avete probabilità di ascoltare accendendo una radio a caso, in un orario a caso. Poi però il vostro recensore, finito di ascoltare questo disco e avendone tratto, se non proprio piacere, perlomeno un senso di pace anche salutare, ha fatto l'errore di accenderla veramente la radio, e sfortuna (di Shane prima di tutto, ma anche del recensore) vuole che la programmazione prevedesse in quell'istante la nota Laura Non C'è di Nek. Realizzare che non solo Alexander ha una voce fortemente simile a quella del popper nostrano, ma che tutto sommato anche suoni e arrangiamenti non sono poi così dissimili, è bastato per svelare la vera portata di questo disco. Poi è vero che la differenza (per noi fondamentale) sta nel fatto che Alexander parte da una nobile tradizione di folk da FM alla James Taylor seconda maniera, mentre il secondo ovviamente no, ma aggiungeteci pure che anche gli occhi azzurri in copertina sono gli stessi sciorinati dal bel Nek, e il quadro è completo.(Nicola Gervasini)

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