venerdì 26 settembre 2008

PORT O'BRIEN - All We Could Do Was Sing


17/09/2008

Rootshighway


VOTO: 7


Il mondo del folk indipendente attendeva con ansia questo disco, da quando l'anno scorso M Ward sorprese tutti indicando questi fantomatici Port O'Brien come il suo gruppo preferito tra le nuove leve. Tutti di corsa allora a scoprire che un californiano di nome Van Pierszalowski aveva registrato con l'amica Cambria Goodwin alcune canzoni sotto quel nickname, raccolte in un album casalingo intitolato The Wind And The Swell. Quanto basta perché questo vero e proprio disco d'esordio, intitolato All We Could Do Was Sing, esca celando sotto la stessa sigla una vera e propria band (al duo si è aggiunta la sezione ritmica di Caleb Nichols e Joshua Barnhart) e venga distribuito in pompa magna. Insomma solo un'altra nuova band di sfigati miracolati dal web verrebbe da dire, altri eroi di quel mondo di strambi folk-singer dediti alla realizzazione di dischi fatti di sbieco e di sonorità oblique, ma il clamore stavolta è parzialmente giustificato. Anche la genesi del disco è particolare: se la Goodwin ha scritto parte dei brani nelle pause del suo lavoro di panettiera, Pierszalowski ha trovato l'ispirazione giusta navigando per mesi in Alaska sul peschereccio del padre, impegnato a cacciare salmoni. I due si sono ritrovati dopo mesi e hanno assemblato il tutto in questi 12 brani, senza avere neanche un'idea chiara di quello che ne sarebbe venuto fuori. Inevitabile dunque che il risultato sia inafferrabile e scoordinato, soprattutto quando si apre con una corale I Woke Up Today che sembra presagire feste e baccanali di folk psichedelico alla Akron Family, ma si prosegue con la struggente malinconia di Stuck On A Boat e Fisherman's Son, brani che ci arrivano direttamente dai ghiacci del nord. La flemmatica depressione del quartetto continua anche nelle successive Don't Take My Advice e Alive for Nothing, prima che il disco entri in un vortice di idee affascinanti quanto ben confuse: Pigeonhold vara un ritmico e scorrevole folk-pop, Will You Be There? sorprende con i suoi lunghi assoli tra due elettriche impazzite, (più o meno lo stesso risultato che si otterrebbe a far sfidare a duello J. Macis e Lee Ranaldo), mentre The Rooftop Song rigetta tutto nel sussurro triste delle acustiche e degli archi. Nel finale sale in cattedra la voce ipnotica della Goodwin: In Vino Veritas ritorna ai cori dionisiaci dell'inizio, Close The Lid procede pigra come il mandolino che la caratterizza, ma entrambe risultano essere gli anelli deboli del disco. Pierszalowski recupera la situazione con la lunga Valdez, che ha tono e ritmo per essere un degno finale (anche se la band non manca all'appuntamento fashion-chic della ghost-track). Nel 2008 la formula dei Port O'Brien non è più sorprendente, i riferimenti vanno da Will Oldham al lo-fi dei Pavement e da lì in giù verso tutto il mondo del folk onirico moderno: loro partecipano al gioco con buone canzoni e la giusta ispirazione, a chiedergli di più ci si penserà nelle prossime puntate. (Nicola Gervasini)

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