lunedì 5 settembre 2011

IAN McFERON - Summer Nights



inserito 30/06/2011

Ian McFeron
Summer Nights
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Ian McFeron 2011
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In fondo non ci vuole poi molto per produrre un buon album di cantautorato rootsy. Prendete Shine a Little Light, brano di apertura di Summer Nights: basta avere un songwriter capace di trovare la melodia giusta, un refrain che resti nella testa al primo ascolto (quanti brani con lo stesso titolo esisteranno in questo mondo? Stimiamo 1000 per difetto), un'interpretazione sofferta da loser di strada e una band di desperados dell'area Nashville in grado di dare i suoni giusti, e il gioco è fatto. Shine a Little Light funzionerà a meraviglia mentre sfrecciate di notte tra il casello di Melegnano e quello di Terrazzano, mentre solitari e malinconici vi chiedete perché diavolo non stiate sfrecciando sull'Highway 61 a caccia di fascisti da uccidere come Woody Guthrie invece di tornare da una sfiancante giornata di lavoro come Fantozzi. Non tutti i lonesome hobos che passano sulle nostre pagine riescono a trovare questa alchimia per la canzone perfetta, a volte basta solo che manchi uno degli ingredienti, e Ian McFeron, giovane di Seattle giunto al sesto album senza che neppure noi ce ne fossimo mai accorti, ha l'aria di chi deve ancora fare molta fatica per riuscirci sempre.

Summer Nights infatti inizia bene, e prosegue tra gli alti e bassi di chi sta giungendo a maturazione mostrando già tutti i propri limiti. In ogni caso è lui che firma tutti i 13 brani, ed è lui quindi che ci regala lo struggimento di una serie di ballate alla Ryan Adams, ma suonate e cantate con lo stesso rauco e sporco mood di una Lucinda Williams, numeri come Hard Since You've Been Gone o la title-track che qualsiasi rocker di serie B vorrebbe poter vantare nel proprio repertorio. E soprattutto brani che non potrebbero vivere senza il suono costruito dall'ottimo chitarrista Doug Lancio (Patty Griffin, John Hiatt, Matthew Ryan, Jeff Finlin), che assembla in quel di Nashville una band di prim'ordine con elementi rubati guarda caso ai Cardinals di Ryan Adams (Brad Pemberton, Billy Mercer), il funambolico pianista Micah Hulscher e la violinista Alisa Milner. Sono loro che rendono imperdibile l'epica The Scarlet Dream con i continui dialoghi tra chitarra e pianoforte, o che evitano che gli episodi fin troppo zuccherosi e affettati come I'll Come Knockin' o Streetlight Serenade deraglino nello stucchevole.

L'unico problema qui sembra essere il fatto che McFeron ha voluto puntare sulla propria innegabile capacità di scrivere ottime ballads, finendo ad offrire questo unico registro per tutta la durata del cd, cercando la variazione solo nel pigro ritmo country di Come See Me (Before You Go), nel blues di The Ballad Of Florentino Ariza, nella piano-song di My Old Lovers o nella folk-song di I Ain't Dead Yet. Manca però all'appello un brano di rock più sostenuto, anche solo un country-boogie da bar, che risollevi il tutto da tanta mestizia. In questo modo i pezzi della seconda parte, alcuni anche davvero notevoli (Windchime), finiscono per arrivare quando già si è un po' esausti e si è già imboccata la statale per casa con tanta voglia di lasciarsi dietro i propri guai.
(Nicola Gervasini)

www.ianmcferon.com



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