
L’anno prossimo Bob Seger compirà 70 anni, età pesante per
un rocker tutto rabbia e energia, ma sarà per quello che, nonostante la sua
attività concertistica continui ad essere intensa e di gran livello, il vecchio
leone di Detroit ha presentato il nuovo album
Ride Out come il suo atto
finale. Anche se parrebbe ingiusto darlo per cotto, non si può biasimarlo se si
è chiamato fuori, visto che la nuova raccolta (15 pezzi se comprate la deluxe
edition) non sembra aggiungere davvero granchè alla sua onorevolissima
carriera. La ricetta non cambia: blue collar-rock da era industriale del secolo
scorso (
It’s Your World), ballatone
romantiche (
You Take Me In,
All Of the Roads), brani da gita in Harley
Davidson nel Grand Canyon (la title-track), country (
The Fireman’s Talkin’), blues (
Hey
Gipsy, Adam and Eve) e un pugno di cover che vanno dall’azzeccatissima
California Stars di Woody Guthrie (brano
riesumato a suo tempo dai Wilco con Billy Bragg), una
Detroit Made di John Hiatt che gli si cuce addosso al primo colpo,
e qualche passaggio di routine come una
Devil’s
Right Hand di Steve Earle un po’ loffia. Discutibile la copertina e la
produzione (voci filtrate e fiati fatti col synth non si possono più accettare
in un disco rock del 2014), encomiabile invece l’abnegazione alla causa di un
rock guerriero e stradaiolo che, nonostante la benzina sia inesorabilmente
finita, ci mancherà.
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