venerdì 1 maggio 2015

H HAWKLINE

H HAWKLINE
IN THE PINK OF CONDITION
Heavenly records
***1/2
Bello sapere che certi semi piantati nel corso della storia da vari artisti continuano a generare nuove piante, anche quando il terreno ha smesso di essere fertile. Bello sapere che esistono ancora artisti come H Hawkline, pieni di riferimenti e atteggiamenti ad un mondo indie-pop che possiamo ormai considerare del passato. Vezzi indie come l’uso di un nickname, in verità a rappresentanza del Signor Huw Gwynfryn Evans, uno con un nome probabilmente pronunciabile solo in Galles. E poi la musica contenuta in questo In The Pink of Condition, album di esordio che arriva dopo una lunga serie di singoli e partecipazioni a compilation: siamo al ritorno del  lo-fi anni 90, tanto (ma tanto) dei Pavement e dei dEUS, con quel piglio volutamente scazzato e scanzonato che oggi suona un po’ come un atteggiamento voluto e studiato. Potremmo quasi inquadrarlo in una forma di 90-revival, azzardando un parallelo con quei gruppi tipo Sha Na Na che negli anni settanta giravano ancora con ciuffi in brillantina e rock and roll alla Elvis Presley nella speranza di riportare indietro la lancetta del tempo. Ma i riferimenti non finiscono qui, perché il toy-piano di In Love lo troveresti uguale in un disco degli Eels, e in brani come Dirty Dreams o Rainy Summer si sente che le più recenti lezioni di Bon Iver, Gruff Rhys o band come i Port O’Brien, non sono passate invano. Hawkline però è bravo a dosare bene allegre pop-songs (Moon Is My Mirror – non a caso il singolo - ,  Moddion), momenti  più riflessivi (Isobelle) e idee sperimentali (Everybody’s on the line), e il disco alla fine suona fresco e godibile, pur portando avanti discorsi già sentiti. Si segnalano comunque anche la stralunata Spooky Dog e il bel finale di Back In Town, episodi che chiudono in crescendo un album fino a quel momento altalenante. Originalità e personalità infatti passano anche da queste parti, ma solo a tratti e in potenza,  e forse il secondo album avrà più coraggio in questo senso. Ma se i nomi citati sono già da tempo nella vostra playlist, vale la pena dare una chance a In The Pink Of Condition, che non è titolo da lasciare nel dimenticatoio troppo presto.

Nicola Gervasini

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