venerdì 16 gennaio 2015

BLAIR DUNLOP

Blair Dunlop
House oF Jack
(2014, Rooksmere Records)
File Under: songwriters d’Albione

Due sono i dati interessanti da dire presentando il secondo album del ventiduenne britannico Blair Dunlop: il primo è che si tratta di un figlio d’arte (suo padre è  Ashley Hutchings, monumento del brit-folk con i Fairport Convention e l’Albion Band), mentre il secondo è che, prima di darsi alla musica, il ragazzo ha avuto una precoce carriera d’attore che lo ha visto interpretare il Willy Wonka da bambino nella Fabbrica di Cioccolato di Tim Burton, oltra ad altre interpretazioni. Esaurite le curiosità, veniamo a House of Jack, disco che arriva dopo l’acclamato esordio Blight and Blossom (vincitore dei Folk Awards della BBC lo scorso anno), album che nelle intenzioni vuol gettare lo stesso ponte tra folk inglese e musica americana dei dischi di Richard Thompson, riuscendoci  però solo in parte. Sicuramente è giusto il mix di melodie tradizionali e suoni da locanda persa nel Texas di un brano come Something’s Gonna Give Way o episodi di puro american-songwriting come 45s (c.'69) e la ancora più yankee canzone sorella 45s (c.'14), ma al ragazzo manca ancora personalità nella voce, e lo si percepisce chiaramente non appena i ritmi si abbassano e si passa a ballate che necessiterebbero ben altra potenza interpretativa come Fifty Shades of Blue o la title-track. Va comunque notata una The Ballad of Enzo Laviano, dedicata al Conte Vincenzo Valentino, personaggio politico italiano (e scrittore) dell’ottocento e la deliziosa Viola’s Reverie. Ma sono ancora troppi i brani non lasciano il segno, come Chain By Design o The Station, e in generale manca il guizzo vincente. Comunque da tenere d’occhio.

Nicola Gervasini

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