mercoledì 14 gennaio 2015

COUNTING CROWS

L’aspetto triste e dimesso non lo dimostra, ma Adam Duritz è un personaggio cardine del rock statunitense. Sospesi tra mainstream radiofonico e tradizione roots, i suoi Counting Crows avevano in qualche modo anticipato il lato più lamentoso del lo-fi style della scena indipendente degli anni duemila, trasformandosi nel tempo in una sua personale creatura, che lui risveglia solo dopo lunghi letarghi e crisi depressive. Somewhere Under Wonderland (Capitol) è solo il sesto album di inediti in più di vent’anni di carriera, ed è stato anticipato da un bellissimo film-video a commento di Palisides Park, forse la composizione più springsteeniana della sua carriera. Il focus del disco è infatti deviato su un rock semplice e chitarristico, con testi che raccontano di un cinquantenne bisognoso di fare il punto su un’esistenza tribolata da malattie psichiatriche, relazioni complicate (Jennifer Aniston, Courteney Cox e Nicole Kidman quelle più note), e una promettente ma mal sfruttata carriera. E’ il loro disco più corto e nervoso, quasi una piccola graffiata isterica da parte di un artista che fa di tutto per farsi dimenticare pur soffrendone. Anche se la mano non è più quella felicissima dei primi quattro album, tra molto materiale ordinario troverete anche brani come Dislocation o John Appleseed’s Lament, quanto basta per ricordarsi di loro anche quando Duritz tornerà nel suo antro oscuro.


Nicola Gervasini

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